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Attualità 2 min di lettura4 ore fa

Covid, l’autunno riporta i contagi: Pregliasco spiega cosa conta davvero

La circolazione del virus è in risalita, ma ricoveri, terapie intensive e decessi restano i parametri decisivi per valutare il rischio

Con l’arrivo dell’autunno tornano a circolare insieme Covid, influenza e altri agenti respiratori. L’aumento delle persone malate può tradursi in una maggiore pressione su medici di famiglia, pronto soccorso e strutture ospedaliere, senza indicare automaticamente una nuova emergenza sanitaria.


I numeri positivi non bastano

Per capire quale sia l’impatto effettivo del virus non è sufficiente contare i casi diagnosticati. «Il dato da osservare non è soltanto il numero dei positivi. È necessario guardare soprattutto a ricoveri, alle terapie intensive e ai decessi, perché sono questi gli indicatori che permettono di valutare l’impatto sanitario reale della circolazione virale», ha spiegato Fabrizio Pregliasco.

Il virologo invita inoltre alla prudenza nell’interpretazione delle statistiche. Oggi si eseguono molti meno tamponi rispetto al passato e in numerosi Paesi il monitoraggio sistematico è stato ridimensionato: i dati disponibili, quindi, possono restituire soltanto una fotografia parziale della situazione.


La risalita dei contagi stagionali

Il Sars-CoV-2 continua a diffondersi nell’emisfero Nord, con una stima di circa 50 casi ogni 100.000 abitanti. In Francia, i consulti medici legati al Covid-19 sono cresciuti del 76% nell’arco di una settimana, secondo le informazioni del ministero riprese dalla stampa.

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In Italia, nel mese di settembre, sono stati segnalati 128 casi; 74 di questi riguardano la Lombardia. Il quadro conferma che il virus è tornato a crescere, ma il dato va inserito nel contesto più ampio della stagione in cui aumentano anche influenza e infezioni delle vie respiratorie.


Un virus ancora presente

Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva dell’Università Statale di Milano, ricorda che il Covid non ha lasciato la scena. La sua presenza tende a manifestarsi attraverso nuove ondate, influenzate dalle varianti, dalla graduale riduzione dell’immunità e dall’incremento delle occasioni di incontro.

Il professionista esclude però, allo stato attuale, uno scenario paragonabile a quello degli anni più duri della crisi sanitaria. «Non siamo di fronte a un ritorno alla pandemia né, allo stato attuale, a una nuova emergenza paragonabile a quella vissuta negli anni scorsi», ha rassicurato Pregliasco.

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