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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Corsi falsi e turni massacranti: l’ombra del caporalato sull’Av Napoli-Bari

L’inchiesta sulle tangenti nei cantieri ricostruisce un sistema fondato su reclutamento irregolare, permessi di soggiorno e sfruttamento di lavoratori egiziani.

Nei cantieri dell’Alta Velocità Napoli-Bari, secondo l’accusa, non sarebbero stati falsificati soltanto i rapporti di lavoro. Dante Salzillo, Raffaele Salzillo e Ali Abdelati sono indagati anche per aver manipolato i documenti relativi alla formazione obbligatoria sulla sicurezza. I dipendenti di Areco S.r.l. risultavano così aver frequentato corsi che, in realtà, non avrebbero garantito una preparazione adeguata ai rischi delle mansioni svolte.


La sicurezza aggirata sulla carta

Ali Abdelati, formalmente indicato come traduttore delle lezioni in arabo, avrebbe contribuito a dare una veste regolare a corsi ritenuti fittizi dagli inquirenti. L’azienda, inoltre, avrebbe utilizzato moduli già firmati in bianco dall’uomo, da completare successivamente per attestare la partecipazione degli operai.

L’ipotesi investigativa descrive quindi un meccanismo nel quale la documentazione serviva a coprire carenze sostanziali. Per la Procura, i lavoratori venivano impiegati senza una reale conoscenza delle misure necessarie per operare in sicurezza nei cantieri.


Dal lavoro ai soldi trasferiti in Egitto

Il denaro prodotto dal sistema avrebbe alimentato anche progetti immobiliari fuori dall’Italia. Le indagini hanno ricostruito un’operazione destinata a spostare circa 300.000 euro in Egitto, somma per la quale Abdelati si sarebbe rivolto a Salzillo.

Quest’ultimo avrebbe coinvolto Domenico Di Lillo, conosciuto negli ambienti criminali con il soprannome di ‘o Purusiello e ritenuto dagli investigatori vicino al clan Belforte. Per una quota di 40.000 euro già disponibile, i due avrebbero discusso un trasferimento riservato. «Sì lo facciamo, non deve sapere niente nessuno», avrebbe risposto Di Lillo durante la conversazione intercettata.


Il reclutatore degli operai egiziani

Nel quadro delineato dagli inquirenti, Abdelati non sarebbe stato un semplice dipendente di Areco. Avrebbe invece gestito il reperimento della manodopera egiziana destinata ai cantieri Nacav, Hirpinia Av e Telese, mantenendo il controllo sui lavoratori e, in alcuni casi, sulle loro stesse famiglie rimaste in Egitto.

Una conversazione attribuisce all’uomo anche un ruolo di sostegno economico verso i genitori degli operai. L’interlocutore di Salzillo, descrivendo quel potere, avrebbe detto: «È come se avesse i carcerati». Un’altra intercettazione colloca i suoi guadagni annuali intorno a mezzo milione di euro.

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Permessi, alloggi e turni senza limiti

L’ipotesi di reato riguarda un reclutamento costruito, secondo la Procura, sulla sistematica violazione delle regole sul lavoro. Areco avrebbe funzionato da schermo formale per assunzioni considerate fittizie, utili a regolarizzare stranieri senza permesso di soggiorno attraverso il pagamento al caporale.

Nel giugno 2025 Salzillo avrebbe accusato Abdelati di vendere i permessi di soggiorno a 1.500 euro ciascuno. In un’altra conversazione avrebbe spiegato che serviva un’azienda capace di documentare l’assunzione, sostenendo: «E chi meglio di noi!».

Le condizioni di impiego descritte nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Napoli sarebbero state particolarmente pesanti: giornate da 10, 12, 14, 16 e persino 20 ore, con retribuzioni ritenute insufficienti e sistemazioni giudicate disumane.

A marzo 2024 Salzillo avrebbe inoltre cercato un edificio isolato dove collocare una decina di lavoratori extracomunitari, definendoli «talebani». Secondo l’accusa, l’intermediazione gli avrebbe consentito di trattenere una parte delle somme destinate agli operai. Nel gennaio 2026, parlando con Abdelati, avrebbe insistito sul fatto che il denaro consegnato doveva essere distribuito ai dipendenti, distinguendo tra quanto risultava in busta paga e quanto spettava realmente.


L’indagine sulle tangenti nei cantieri

Il presunto sistema di caporalato è inserito nell’inchiesta sulle tangenti legate ai lavori dell’Alta Velocità Napoli-Bari. Tra le dieci persone sottoposte agli arresti domiciliari figura anche Abdelati, indicato dagli investigatori come il coordinatore del reclutamento irregolare.

La Procura guidata da Nicola Gratteri, sulla base dell’attività della Guardia di Finanza e del pubblico ministero Henry John Woodcock, contesta una rete nella quale assunzioni, alloggi, documenti formativi e pagamenti avrebbero contribuito a mantenere i lavoratori in una condizione di dipendenza. In una conversazione dell’ottobre 2024, Salzillo avrebbe descritto turni distribuiti tra giorno e notte: gli operai, secondo le sue parole, «dormono 3/4 ore e escono di nuovo».

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