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Attualità 3 min di lettura4 ore fa

Cornell, il caso che riapre la ferita degli stupri nei campus

La procura di Tompkins torna sulla denuncia contro sette studenti, mentre Cornell affida a un legale esterno il controllo sulla gestione dell’accaduto.

L’avvocato Thomas Giuffra chiede che la vicenda venga valutata senza trasformarla in una battaglia politica: secondo il legale della studentessa, a decidere dovranno essere soltanto gli elementi raccolti e le prove. Nel frattempo, la sua assistita avrebbe ricevuto minacce dopo aver avviato una causa civile contro i sette studenti accusati.

La giovane è stata indicata negli atti con il nome convenzionale “Jane Doe”, scelto per proteggerne l’identità. Sui social, però, alcuni utenti hanno tentato di risalire alle sue generalità, mentre altre donne le hanno espresso solidarietà attraverso una campagna online. Lo stesso Giuffra ha riferito di essere stato minacciato.


Un caso diventato nazionale

La vicenda ha superato rapidamente i confini della Cornell University e ha attirato l’attenzione della politica dello Stato di New York. La governatrice Kathy Hochul ha incaricato la procuratrice generale Letitia James di svolgere il ruolo di procuratrice speciale nell’inchiesta, una scelta contestata da Donald Trump, che da tempo si oppone politicamente a James.

Il coinvolgimento delle istituzioni statali ha ampliato il peso pubblico di una storia ancora da chiarire sul piano giudiziario. Restano infatti da verificare sia le accuse rivolte agli studenti sia il comportamento tenuto nelle prime fasi dalla polizia del campus e dagli altri organismi chiamati a occuparsi della denuncia.


Migliaia di denunce ogni anno

Il contesto nazionale rende il caso particolarmente sensibile. Nel 2024, secondo i dati del Dipartimento dell’Istruzione ripresi dal New York Post, negli atenei statunitensi sono stati segnalati 8.227 stupri. Una parte soltanto di queste denunce si conclude poi con provvedimenti disciplinari o conseguenze penali.

È dentro questo quadro che si colloca l’episodio di Cornell, collegato a una presunta aggressione sessuale di gruppo avvenuta nell’ottobre del 2024. La studentessa, allora ventenne, ha accusato sette membri della confraternita Chi Phi; nella sua ricostruzione, al momento dei fatti avrebbe assunto alcol e ketamina.


Due indagini sulla stessa denuncia

La procura della contea di Tompkins ha deciso di riaprire il fascicolo dopo l’azione civile intrapresa dalla giovane. L’approfondimento non riguarderà soltanto ciò che accadde quella notte, ma anche il percorso seguito dalla denuncia: alcune parti della deposizione raccolta dalla polizia del campus potrebbero non essere state inserite nei documenti trasmessi alle autorità.

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Tra gli elementi da controllare c’è il fatto che la studentessa avrebbe definito l’accaduto uno stupro e avrebbe parlato di costrizione. La precedente verifica non aveva portato a incriminazioni. Matthew Van Houten, procuratore della contea di Tompkins anche nel 2024, aveva sostenuto che il materiale ricevuto dagli investigatori facesse pensare a rapporti consensuali.

Cornell ha avviato parallelamente un esame indipendente, affidandolo a uno studio legale esterno. L’annuncio è stato dato dal presidente Michael Kotlikoff, che ha promesso una ricostruzione completa del modo in cui l’università ha affrontato la segnalazione e un controllo sull’applicazione delle procedure interne.

Kotlikoff ha definito il momento «una delle settimane più difficili» attraversate dall’ateneo e ha avvertito che la vicenda «peserà sulla nostra comunità per molti anni». Le verifiche dovranno quindi stabilire se la denuncia sia stata raccolta, documentata e inoltrata correttamente, senza trascurare informazioni rilevanti.


Il ruolo delle confraternite nel campus

L’ateneo non limiterà l’analisi al singolo procedimento. Cornell vuole esaminare anche il funzionamento delle confraternite e delle associazioni studentesche, realtà che negli Stati Uniti svolgono un ruolo importante nella socialità universitaria ma che, in diversi casi, sono state associate a episodi di abuso di alcol, molestie, violenze e aggressioni sessuali.

Rivolgendosi alla comunità accademica, Kotlikoff ha sottolineato: «Essere parte di un gruppo non può mai diminuire la responsabilità individuale». Il principio dovrà convivere con la presunzione di innocenza degli studenti coinvolti, che non potranno essere ritenuti responsabili prima di un eventuale accertamento.

La doppia inchiesta dovrà dunque tenere insieme esigenze diverse: proteggere chi denuncia, garantire i diritti degli accusati e verificare se le istituzioni abbiano agito con completezza e imparzialità. A quasi due anni dai fatti contestati, restano da chiarire tanto la dinamica dell’episodio quanto le decisioni assunte dopo la prima segnalazione.

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