Corea del Nord, cyberfurti per finanziare il regime
L’operazione contro Binance porta a oltre 6,75 miliardi il bottino attribuito agli hacker nordcoreani dal 2016
La Corea del Nord è stata accusata di aver sottratto oltre sei miliardi di dollari a Binance, la maggiore piattaforma mondiale per le criptovalute.
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Il vantaggio digitale di Pyongyang
L’attività informatica illegale consente a Pyongyang di procurarsi risorse nonostante l’isolamento internazionale e le sanzioni. Il Paese non deve controllare i circuiti finanziari globali: gli basta penetrarvi, sottrarre fondi e trasferirli attraverso sistemi difficili da tracciare.
Secondo Geoff White, giornalista investigativo britannico, questa evoluzione potrebbe portare alla nascita della prima hackocrazia, cioè di uno Stato che utilizza il crimine informatico come fonte stabile di finanziamento pubblico. Una stima del governo statunitense, citata da White, aveva già indicato nei furti di criptovalute e nelle altre operazioni informatiche una possibile origine per circa metà delle risorse destinate al programma missilistico nordcoreano.
Binance riapre i prelievi
Binance ha interrotto i prelievi per tre giorni dopo l’attacco e ha poi riattivato gradualmente il servizio il primo novembre. Nelle nove ore e mezza successive gli utenti hanno ritirato 4,65 miliardi di dollari, mentre i depositi hanno superato di poco il miliardo.
Il saldo negativo è stato quindi pari a 3,64 miliardi di dollari. La piattaforma ha precisato che il deflusso corrispondeva al 2,1 per cento dei 171 miliardi di dollari gestiti e ha assicurato che avrebbe coperto le perdite subite dai clienti.
Il colpo alla piattaforma Binance
L’Fbi ha attribuito l’operazione a Pyongyang e ha indicato il nome TraderTraitor per identificare l’attività. L’agenzia americana ha inoltre segnalato che i responsabili stavano convertendo soprattutto in Ethereum gli asset sottratti, con l’obiettivo di trasferirli attraverso servizi finanziari decentralizzati e piattaforme per scambi immediati.
La somma potrebbe rappresentare il più consistente furto di criptovalute mai documentato. Il dato, però, acquista maggiore peso se inserito nella serie di attacchi condotti negli ultimi anni: nel febbraio 2025 Bybit aveva perso 1,5 miliardi di dollari, sempre in un’azione ricondotta dall’Fbi a TraderTraitor.
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Una rete attiva da anni
Nel 2022, invece, gli hacker nordcoreani erano stati accusati di aver prelevato circa 625 milioni di dollari da Ronin, la catena di blocchi collegata al videogioco Axie Infinity. Il bottino di Binance supera di circa quattro volte quello registrato ai danni di Bybit.
Un rapporto di CertiK stima che, tra il 2016 e l’inizio del 2026, gruppi legati alla Corea del Nord abbiano provocato perdite per circa 6,75 miliardi di dollari in 263 episodi documentati. Nel solo 2025 il valore sarebbe arrivato a 2,06 miliardi, pari a circa il 60 per cento delle criptovalute sottratte complessivamente nello stesso settore.
Formazione e riciclaggio dei fondi
White ha descritto un sistema che individua già in giovane età gli studenti con spiccate capacità matematiche e informatiche. I più promettenti vengono indirizzati verso corsi specialistici, dove la programmazione viene insegnata dalle basi per sviluppare competenze autonome e approfondite; in seguito, alcuni sono inseriti in strutture operative al servizio del regime.
Per questo motivo gli attacchi non possono essere spiegati soltanto con falle tecnologiche o con l’uso di strumenti di intelligenza artificiale. Gli operatori nordcoreani analizzano da anni l’architettura delle criptovalute, accumulano esperienza e perfezionano le tecniche di intrusione, trasferimento e riciclaggio. L’intelligenza artificiale può velocizzare alcune attività, ma non sostituisce preparazione, personale qualificato e pianificazione.
Un ex esperto del governo statunitense sulla Corea del Nord, intervistato da White, ha stimato che il crimine informatico potrebbe rappresentare circa il 5 per cento del prodotto interno lordo del Paese. Si tratta di valutazioni non verificabili come dati di bilancio, ma indicano il peso raggiunto dal settore.
White ha ipotizzato che, se la crescita proseguisse, entro cinque o dieci anni Pyongyang potrebbe diventare il primo Stato finanziato interamente dal cybercrime. Ogni operazione riuscita garantisce nuove risorse, spinge il regime a investire ulteriormente nelle proprie strutture e permette agli hacker di migliorare i metodi usati per colpire le piattaforme finanziarie.
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