Adam McEwen, tela di gomma da masticare a 300mila dollari
Durante una visita privata, una massa si staccò dalla tela e il restauratore la riattaccò con la saliva
Una tela realizzata con gomme da masticare di Adam McEwen era proposta a circa 300mila dollari. Durante una visita privata, però, una grossa massa si staccò dal quadro davanti al potenziale acquirente.
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Il prezzo e l’incidente
L’opera appariva composta da oggetti abbandonati e in decomposizione. Il cliente, avvicinatosi per osservarla meglio, assistette al distacco di una parte della gomma, caduta sul pavimento con un rumore sordo, e decise di andarsene.
Per restituire il dipinto al proprietario fu chiamato un restauratore che sosteneva di conoscere quel tipo di lavori. Invece di usare un adesivo speciale, sputò in una tazza e sfruttò la propria saliva per fissare nuovamente la gomma alla tela.
Un mercato senza regole
L’episodio viene raccontato all’interno di una riflessione sul mercato dell’arte contemporanea maturata dopo la crisi finanziaria del 2008. Il narratore ricorda di aver conosciuto, poco dopo l’arrivo a Modern Collections, un consulente di Goldman Sachs diventato collezionista.
Secondo il finanziere, l’arte gli permetteva di applicare comportamenti che nel settore bancario erano vietati o controllati: sfruttare informazioni riservate, spingere artificialmente le quotazioni e scegliere gli acquirenti. Nel mercato delle opere, osservava, i prezzi sono spesso nascosti, la proprietà può essere difficile da ricostruire e molte trattative si chiudono con accordi informali.
«La cosa migliore del mercato dell’arte è che è completamente privo di regole. Allo stesso tempo, però, la cosa peggiore del mercato dell’arte è che è completamente privo di regole», disse il consulente durante quella conversazione.
La corsa alla rivendita
Negli anni del boom, dipinti astratti realizzati da artisti giovani, soprattutto uomini, arrivavano sul mercato secondario per centinaia di migliaia di dollari. Le opere venivano spesso acquistate nelle gallerie per cifre comprese tra 2mila e 15mila sterline e poi rivendute anche a dieci volte tanto.
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A incassare il maggior guadagno erano gli acquirenti e gli intermediari, mentre la galleria originaria e l’artista non ricevevano nulla dalla successiva crescita di valore. Il narratore descrive così una parte del sistema come una forma di speculazione più che come interesse autentico per le opere.
Gli intermediari dei collezionisti
Inigo, insieme ad Andre e ad altri mediatori internazionali, tra cui James Lindon, Shay Rosen e Carl Kostyál, si serviva di giovani compratori con buone relazioni sociali. Erano loro a rivolgersi alle gallerie, dove godevano di una reputazione abbastanza solida da ottenere i dipinti.
Le opere passavano poi a Inigo, che riconosceva ai prestanome un margine, talvolta raddoppiando il prezzo pagato. Quando le gallerie scoprivano il meccanismo, bloccavano le carte di credito dei ragazzi o riducevano le loro possibilità di acquistare. Le voci circolavano rapidamente tra gli operatori del settore, nonostante la sua dimensione internazionale.
Opere trattate come investimenti
Nei primi anni trascorsi a Modern Collections, il narratore racconta di aver visto numerosi lavori destinati soprattutto all’arredo, ai social network o alla rivendita. A suo giudizio, molte di quelle opere sembravano concepite come strumenti finanziari e non come lavori capaci di porre interrogativi.
Tra gli esempi cita proprio i dipinti di gomma da masticare di Adam McEwen. L’artista li realizzava applicando su tele bianche gomme masticate; circolava anche la voce che parte della masticazione fosse affidata ai suoi assistenti. Nonostante l’aspetto deteriorato, quei lavori attiravano acquirenti disposti a pagare cifre molto elevate.
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