Cop31 ad Antalya, clima e finanza al centro dei negoziati
Dal 9 novembre Turchia e Australia guideranno i lavori tra fonti fossili, elettrificazione e aiuti ai Paesi vulnerabili.
La Cop31 inizierà il 9 novembre ad Antalya, in Turchia, con i negoziati sul clima condizionati da guerre, crisi energetica e difficoltà finanziarie. La conferenza dovrà misurarsi con l’aumento degli eventi estremi e con l’attuazione degli impegni già assunti dai Paesi.
Il vertice si aprirà dopo un anno segnato dall’estate più calda mai registrata in Europa. Sul tavolo ci saranno il sostegno alle nazioni più esposte agli impatti climatici, la riduzione delle emissioni e il rapporto ancora irrisolto con carbone, petrolio e gas.
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I fondi per i Paesi vulnerabili
Uno dei dossier più delicati riguarderà le risorse economiche. Alla Cop30 di Belém è stato fissato l’obiettivo di portare i finanziamenti globali per il clima ad almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035. Nello stesso periodo, gli aiuti per l’adattamento dovrebbero triplicare fino a 300 miliardi annui, con circa 120 miliardi destinati agli Stati più vulnerabili.
Nel 2024 i Paesi sviluppati hanno fornito o mobilitato 136,7 miliardi di dollari. Per il Fondo per l’adattamento, alla precedente conferenza sono stati annunciati 135 milioni. Secondo l’ultimo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, però, i finanziamenti pubblici internazionali per l’adattamento sono cresciuti di appena un miliardo rispetto al 2023, arrivando a 28,2-31,7 miliardi.
Il fabbisogno dei Paesi in via di sviluppo è stimato in circa 305 miliardi di dollari ogni anno. Anche il raggiungimento dell’obiettivo fissato a Belém porterebbe gli aiuti pubblici a 85-120 miliardi annui, una cifra in grado di coprire soltanto il 20-29% delle necessità complessive.
Elettricità e fonti fossili
La presidenza turca ha indicato l’elettrificazione come una delle priorità della Cop31. L’iniziativa “35 entro il 2035”, sostenuta dall’Australia e dalla coalizione “Electrify Now”, punta ad aumentare dal 20% circa al 35% la quota dell’elettricità nei consumi energetici finali globali entro il 2035.
Il traguardo non stabilisce tuttavia con quali fonti debba essere prodotta quell’elettricità. Diverse organizzazioni non governative temono che l’aumento della domanda, legato per esempio alle automobili elettriche o alle pompe di calore, possa essere soddisfatto con nuove centrali a gas o a carbone invece che con impianti rinnovabili.
Federica Fricano, capo negoziatrice italiana alla Cop31, ha difeso l’impostazione dell’iniziativa: «Potrà non sembrare ambiziosa, ma questa iniziativa così come impostata consente alla Turchia di arrivare a una maggiore condivisione, anche in vista del documento finale».
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La questione dell’abbandono dei combustibili fossili resterà comunque aperta. Alla Cop28 di Dubai i Paesi hanno inserito per la prima volta un riferimento alla transizione fuori dalle fonti fossili, mentre alla Cop30 è stata eliminata dal documento conclusivo la tabella di marcia vincolante per realizzarla.
La presidenza brasiliana ha però presentato su base volontaria una tabella di marcia globale per ridurre gradualmente l’uso di carbone, petrolio e gas. Francia, Paesi Bassi e Germania hanno già pubblicato propri piani. Turchia e Australia, che ospiteranno e guideranno rispettivamente la conferenza e i negoziati, restano però fortemente legate alle fonti fossili: Ankara prevede di ampliare la capacità termoelettrica a carbone e gas entro il 2035, mentre Canberra continua ad autorizzare grandi progetti estrattivi.
La crisi di Hormuz ha mostrato i rischi legati alla dipendenza dagli idrocarburi e agli shock geopolitici. Molte economie, tuttavia, hanno reagito aumentando la produzione o sottoscrivendo nuovi accordi sul gas, come ha fatto l’Unione europea con gli Stati Uniti per sostituire le forniture russe.
Il nuovo bilancio dell’Accordo di Parigi
Ad Antalya dovrebbe partire anche il secondo bilancio globale previsto dall’Accordo di Parigi. Ogni cinque anni questo meccanismo verifica i progressi compiuti rispetto agli obiettivi climatici e contribuisce a orientare i nuovi piani nazionali di riduzione delle emissioni.
Il primo bilancio si è chiuso alla Cop28 del 2023. Il secondo terminerà alla Cop33 del 2028 e dovrà fornire indicazioni per gli impegni nazionali attesi nel 2030.
Per l’Italia non è prevista la presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni; ad Antalya dovrebbe partecipare il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Luca Bergamaschi, direttore e cofondatore di Ecco, ha descritto la posizione italiana come segnata da «alti e bassi»: il Paese sostiene il fondo per le perdite e i danni, ma fatica a tagliare le emissioni nei trasporti e nell’edilizia residenziale.
La presidenza brasiliana della Cop30 ha inoltre promosso un confronto internazionale sull’uscita dai combustibili fossili. Alla conferenza di Santa Marta, in Colombia, hanno partecipato 57 Paesi: secondo Valeria Zanini, analista di diplomazia climatica di Ecco, l’incontro ha creato uno spazio per discutere fuori dai negoziati gli ostacoli alla transizione.
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