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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Conti pubblici, l’Italia cerca spazio ma Bruxelles alza il muro

Roma punta a ottenere più margine contro energia e inflazione, ma la Commissione richiama i limiti già previsti e prepara il confronto all’Ecofin.

I Paesi più attenti alla disciplina di bilancio si preparano a respingere nuove concessioni. È questo il clima con cui si avvicina il prossimo Ecofin in Lussemburgo, dove potrebbe tornare al centro il tentativo italiano di ottenere maggiore libertà di spesa.

Per Roma la posta in gioco vale circa 14 miliardi di euro. Si tratta però di risorse con un utilizzo circoscritto: non potranno finanziare misure strutturali né sostenere una riduzione delle accise sui carburanti.


Il margine italiano resta vincolato

L’Italia è uno dei due Stati membri che hanno già avviato formalmente l’iter per ricorrere alla clausola nazionale di salvaguardia. La domanda è stata presentata circa due settimane fa e ora viene valutata dalle istituzioni europee.

L’eventuale spazio aggiuntivo sarebbe quindi collegato a finalità precise, non a una disponibilità generale per intervenire sui conti pubblici. L’attivazione dello strumento è legata alle spese energetiche e agli investimenti nel settore della difesa.


La Commissione non apre nuovi spiragli

Il portavoce dell’esecutivo europeo ha ricordato che il quadro già esistente consente agli Stati di affrontare la crisi energetica con una deviazione dal percorso della spesa netta fino allo 0,6% del PIL, nel periodo compreso tra febbraio 2026 e la fine del 2028. «Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri», ha precisato, segnando i confini della posizione di Bruxelles.

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La clausola è stata introdotta per mettere a disposizione dei governi un margine fiscale destinato alle emergenze energetiche. Le regole, tuttavia, prevedono condizioni specifiche e non sembrano offrire al momento la base per un ampliamento generalizzato delle deroghe.


La lettera di Meloni non è arrivata

Nel frattempo, a Bruxelles non risulta ancora ricevuta la missiva che Giorgia Meloni intende indirizzare a Ursula von der Leyen. Da Palazzo Chigi è atteso comunque l’invio a breve, dopo le richieste della Presidente del Consiglio su un allargamento della flessibilità finanziaria.

Il documento dovrebbe inserirsi nel confronto europeo sulle conseguenze dell’inflazione e dei costi dell’energia. La risposta preventiva della Commissione, però, indica che Roma dovrà muoversi all’interno dei limiti già fissati, mentre il passaggio politico decisivo sarà probabilmente il confronto tra i ministri delle Finanze.

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