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Attualità 2 min di lettura49 min fa

Elezioni di novembre, Trump non chiude alla carta dell’emergenza

Il presidente valuta poteri straordinari se i democratici riprendessero il controllo del Congresso, mentre Elon Musk torna a collaborare con l’amministrazione.

Elon Musk riaccende la sua macchina politica proprio mentre la sfida per il controllo del Congresso entra nella fase più delicata. Il suo America Pac è tornato operativo per sostenere i candidati repubblicani con attività sul territorio, pubblicità digitale e campagne rivolte a elettori specifici.


Musk riapre il fronte repubblicano

Il miliardario ha ripreso a muoversi nello stesso spazio politico di Donald Trump dopo aver ipotizzato, durante il loro litigio, un sostegno agli avversari di alcuni parlamentari repubblicani. Il ritorno del finanziatore rappresenta un elemento utile per il Partito repubblicano, soprattutto in vista del voto di metà mandato previsto a novembre.

La nuova sintonia si è vista anche alla Casa Bianca, dove Musk ha preso parte a un incontro con Trump e con i dirigenti delle principali aziende tecnologiche. Al centro della riunione c’erano intelligenza artificiale e superintelligenza; i partecipanti hanno inoltre sottoscritto un’intesa volontaria sui criteri e sugli obblighi legati allo sviluppo delle tecnologie più avanzate.


La minaccia di poteri straordinari

In questo clima, Trump non ha escluso l’ipotesi di invocare l’Insurrection Act o di proclamare un’emergenza nazionale in coincidenza con le elezioni di novembre. Intervistato da Time, il presidente ha mantenuto aperta ogni possibilità: «Non prendo nessun impegno».

Secondo quanto riferito dalla rivista, alla Casa Bianca si starebbero già esaminando le possibili risposte a una vittoria democratica alla Camera, al Senato oppure in entrambi i rami del Congresso. L’eventuale perdita del controllo parlamentare viene quindi considerata anche nello scenario delle misure che l’amministrazione potrebbe adottare.

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Il nuovo incarico al Pentagono

Il riavvicinamento tra Trump e Musk passa anche da un ruolo istituzionale. Pete Hegseth ha scelto il fondatore di SpaceX, Palmer Luckey di Anduril e Newt Gingrich per coordinare Project Meridian, un progetto del Pentagono dedicato all’evoluzione dei conflitti e alle capacità militari che gli Stati Uniti dovranno sviluppare nei prossimi decenni.

Per Musk si tratta del primo incarico ufficiale nell’amministrazione Trump dopo l’esperienza alla guida del Dipartimento per l’efficienza governativa. Il progetto studierà il «futuro della guerra» e le tecnologie, oltre ai sistemi d’arma, destinati a cambiare il modo di combattere.


Dalla rottura al ritorno

Il nuovo incarico arriva dopo una frattura che, nell’estate 2025, sembrava definitiva. Musk aveva investito oltre 250 milioni di dollari nella campagna repubblicana del 2024 ed era diventato uno dei consiglieri più ascoltati di Trump, prima di lasciare l’amministrazione e contestare duramente la grande legge fiscale e di spesa voluta dal presidente.

L’imprenditore aveva definito quel provvedimento un «disgustoso abominio», sostenendo che avrebbe aggravato il debito. Trump aveva reagito minacciando la cancellazione di contratti e aiuti federali destinati alle società di Musk; quest’ultimo aveva poi evocato la possibilità di sostituire Trump con JD Vance e di creare l’America Party. L’ipotesi di una sua candidatura alla presidenza, però, è esclusa dalla Costituzione: essendo nato in Sudafrica, Musk non può concorrere per quell’incarico.

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