Conti pubblici e caro energia: Meloni cerca spazio a Bruxelles
La premier sollecita margini più ampi sulle regole di bilancio per usare parte delle maggiori entrate contro il caro energia e l’inflazione.
Il confronto sul caro energia entra nel vivo a Palazzo Chigi, dove Giorgia Meloni riunisce i vertici della maggioranza e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Sul tavolo ci sono l’aggiornamento dei conti pubblici e la richiesta italiana all’Unione europea di considerare gli effetti dell’inflazione sulle spese già previste.
Bruxelles ricorda i margini già concessi
La Commissione europea ha risposto alla richiesta italiana sottolineando che agli Stati membri è stata già riconosciuta una maggiore flessibilità. La portavoce Paula Pinho ha ribadito questo punto, mentre Balazs Udjvari ha precisato che a Bruxelles la missiva di Meloni non era ancora arrivata.
Udjvari ha richiamato anche la clausola nazionale di salvaguardia, utilizzabile non soltanto per gli investimenti nella difesa ma anche per quelli legati all’energia. Il chiarimento arriva mentre il governo valuta come affrontare l’aumento dei costi per famiglie e imprese senza compromettere il percorso di rientro dei conti.
Il governo cerca risorse contro i rincari
Alla riunione di Palazzo Chigi partecipano, oltre alla presidente del Consiglio e a Giorgetti, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi. L’esecutivo sta preparando il Documento programmatico di finanza pubblica, destinato a fissare il quadro della prossima legge di Bilancio e, se necessario, ad accompagnare l’eventuale attivazione della clausola su energia e difesa.
L’obiettivo indicato dal governo è ridurre il peso dei rincari su consumatori e aziende, salvaguardando allo stesso tempo la capacità competitiva del sistema produttivo. Meloni aveva già quantificato in 14 miliardi di euro su due anni lo spazio di spesa che l’Italia vorrebbe ottenere, destinandolo soprattutto alla riduzione strutturale delle tariffe energetiche per le imprese.
La lettera mette sotto pressione le regole
Nella missiva a Ursula von der Leyen, Meloni sostiene che l’attuale situazione energetica richieda un’applicazione più flessibile delle regole fiscali europee. Il petrolio, calcolato in euro, costa quasi l’80 per cento in più rispetto all’inizio dell’anno, mentre il gas naturale registra un aumento del 156 per cento.
Secondo la premier, gli interventi varati nei diversi Paesi non sono bastati a proteggere il reddito reale delle famiglie. L’inflazione complessiva ha raggiunto a settembre un nuovo punto massimo e l’aumento delle bollette ha indebolito anche la competitività delle imprese europee.
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Il nodo delle spese nel 2027
La questione riguarda anche l’aggiornamento dei programmi di bilancio per il 2027. Meloni osserva che un limite fissato in valori nominali potrebbe non riflettere adeguatamente l’effetto di un’inflazione superiore alle stime utilizzate per definire il percorso della spesa netta.
Per l’Italia, la quota di spesa direttamente esposta a questo meccanismo, comprese le uscite pensionistiche legate all’andamento dei prezzi con un certo ritardo, equivale al 20,4 per cento del Pil. La presidente del Consiglio aggiunge altri capitoli che potrebbero risentire dell’aumento dei prezzi, pari al 12,0 per cento del Pil.
Meloni chiede un intervento urgente
La premier riconosce che modificare regole introdotte di recente può creare difficoltà, soprattutto perché l’Italia deve rispettare gli impegni assunti nella procedura per i disavanzi eccessivi. Ritiene però che il quadro europeo consenta alla Commissione di valutare, già nell’esame dei prossimi piani, gli effetti di fattori non dipendenti dalle decisioni dei governi.
Per questo Meloni vuole portare la questione alla prossima riunione dell’Ecofin. Nella lettera definisce il dossier non più rinviabile e propone di impiegare almeno una parte delle maggiori entrate fiscali generate dall’inflazione per interventi temporanei e selettivi contro il caro energia.
L’anticipo dal palco della Cna
La presidente del Consiglio aveva annunciato la stessa iniziativa durante l’80º anniversario della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa. In quell’occasione aveva spiegato che l’impatto dell’inflazione su pensioni, assegno unico e altre voci di spesa non può essere ignorato quando le previsioni iniziali vengono superate.
Meloni aveva inoltre rivendicato di aver sollevato il tema con largo anticipo rispetto ad altri governi europei. La richiesta, ha sostenuto, non riguarda soltanto l’Italia: «È un problema che hanno tutti gli Stati membri».
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