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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Conti pubblici, Bankitalia avverte: il margine sul deficit è stretto

L’economia italiana migliora oltre le attese, ma inflazione, interessi e rischi internazionali impongono prudenza per centrare gli obiettivi di finanza pubblica.

Il miglioramento del quadro economico non consente di allentare la sorveglianza sui conti pubblici. Durante l’audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica davanti alle commissioni Bilancio riunite, Bankitalia ha sottolineato che il margine rispetto alla soglia del 3% del deficit resta ridotto e che l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo, ormai rinviata al prossimo anno, deve rimanere una priorità.


Il deficit resta sotto osservazione

Andrea Brandolini, capo del Dipartimento economia e statistica della Banca d’Italia, ha chiesto particolare attenzione all’ultima parte dell’anno. «Occorre monitorare con cura l’andamento dei conti negli ultimi mesi, così da intervenire rapidamente in caso di deviazioni», ha detto nel corso dell’audizione.

Rispetto alle indicazioni contenute nel Documento di finanza pubblica dello scorso aprile, il disavanzo sarebbe pressoché invariato. Le entrate complessive aumenterebbero di circa 0,2 punti percentuali del Pil, ma il beneficio verrebbe assorbito da maggiori esborsi per interessi e da un incremento della spesa primaria, entrambi pari a circa 0,1 punti del Pil.

La spesa netta, il parametro utilizzato dalle nuove regole europee per valutare l’andamento dei bilanci, dovrebbe salire dell’1,6% nel 2026. Il dato coincide con la stima di primavera e con gli obiettivi fissati nel Piano strutturale di bilancio di medio termine. Dal 2024 l’aumento cumulato arriverebbe all’1,2%, cioè 0,3 punti oltre il valore concordato nel gennaio 2025 con la Commissione e il Consiglio, comunque ancora dentro le soglie di flessibilità previste.


Crescita migliore, ma non uniforme

Secondo Bankitalia, la situazione congiunturale è più positiva di quanto stimato a giugno. Le proiezioni tendenziali indicano una crescita dell’1% quest’anno, dello 0,6% il prossimo e dello 0,8% nel 2028. Nello scenario programmatico, invece, il prodotto aumenterebbe di ulteriori 0,3 punti percentuali nel biennio 2027-2028, sostenuto dalle maggiori risorse destinate alla difesa e alla sicurezza energetica.

Brandolini ha spiegato che l’inflazione più elevata e condizioni finanziarie meno favorevoli potrebbero frenare temporaneamente la domanda interna. La ripresa dell’attività economica è però attesa dalla seconda metà del 2027, quando le pressioni sui prezzi dovrebbero attenuarsi.

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In Italia il Pil è cresciuto dello 0,9% nella prima metà dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2025. A sostenere l’espansione sono stati soprattutto i consumi delle famiglie, aiutati dall’aumento dell’occupazione e del reddito disponibile. Anche gli investimenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza hanno alimentato i lavori pubblici e l’edilizia non residenziale, mentre la transizione digitale ha favorito l’accumulazione di beni immateriali. I dati disponibili indicano una prosecuzione della crescita anche nel terzo trimestre.


Energia e rischi frenano l’ottimismo

L’inflazione ha ripreso a salire negli ultimi mesi soprattutto per l’aumento dei prezzi dell’energia, mentre la componente di fondo è rimasta sostanzialmente stabile. Il rincaro energetico, ha rilevato Bankitalia, è finora molto più contenuto rispetto alla crisi del 2021-2022 e non si osservano effetti rilevanti sulle altre componenti dei prezzi.

Rimane tuttavia elevata l’incertezza sulle prospettive internazionali. L’economia mondiale dipenderà in larga misura dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, dalle conseguenze sulle catene produttive globali e dall’andamento delle materie prime.

A questi elementi si aggiunge il rischio di condizioni finanziarie più rigide, legato a nuovi rialzi dei rendimenti a lungo termine oppure a correzioni dei mercati azionari, soprattutto nel settore tecnologico. In questo scenario, la Banca d’Italia invita a mantenere prudenza sia nella gestione della spesa sia nel percorso di rientro del deficit.

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