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Attualità 3 min di lettura5 nov

Congresso Usa, Trump non può fermare le inchieste

Dopo il voto di metà mandato, la Camera prepara audizioni su famiglia Trump, immigrazione ed Epstein

Donald Trump ha perso il controllo politico del Congresso, ma conserva la possibilità di porre il veto sulle leggi approvate dalle Camere. Non può però impedire alla Camera di avviare indagini e convocare funzionari dell’amministrazione.

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La Camera prepara le audizioni

Dal 3 gennaio Robert Garcia, esponente democratico di vertice nella commissione di Vigilanza, ne assumerà la presidenza. Tra le sue priorità figurano gli affari della famiglia Trump, a partire dalle criptovalute, gli abusi attribuiti alla polizia dell’immigrazione e la gestione dei documenti legati a Jeffrey Epstein.

Nella notte elettorale Garcia aveva pubblicato un messaggio diretto a Trump: «Trovatevi un avvocato». La commissione potrà convocare testimoni sotto giuramento, chiedere atti e organizzare audizioni. La Casa Bianca potrà invocare la riservatezza su alcune comunicazioni, ma in caso di contrasto la decisione spetterà a un giudice.


I poteri rimasti a Trump

Il presidente aveva rivendicato, prima della chiusura dei seggi, un presunto «potere supremo» di veto e si era detto pronto a diventare «signor Veto». Dopo la sconfitta ha riconosciuto l’avanzata democratica, sostenendo però che il partito avrebbe dovuto trovare un’intesa con lui per evitare il blocco delle attività legislative.

Il veto si applica alle leggi arrivate sulla scrivania presidenziale, non alle convocazioni disposte dalle commissioni parlamentari. Anche il Senato potrà ostacolare Trump respingendo i suoi candidati per ambasciate e tribunali federali. Al presidente resterebbe la facoltà di indicare altri nomi.


Il voto che ha ridotto la maggioranza

Il risultato è emerso con particolare chiarezza in Texas. Nel 2025, su impulso di Trump, i repubblicani avevano ridisegnato i collegi della Camera puntando a conquistare cinque seggi democratici. Gli elettori del 2026 hanno invece assegnato loro un solo collegio e hanno sottratto al partito due seggi alla Camera, oltre al governatorato e a un seggio senatoriale.

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Anche altri risultati hanno ridimensionato il campo repubblicano. In Kansas un democratico non conquistava un seggio al Senato dal 1932; in Ohio Sherrod Brown è tornato al Senato e i democratici hanno ottenuto anche la guida dello Stato.


Ucraina e alleati europei

Il nuovo equilibrio parlamentare avrà conseguenze anche sul sostegno all’Ucraina. Il Congresso potrà autorizzare i fondi per la difesa di Kyjiv, stabilirne l’impiego e chiedere al Dipartimento della Difesa conto delle forniture. Per superare un veto servirebbero i due terzi dei votanti in entrambe le Camere, ma Trump avrebbe comunque bisogno dei democratici per finanziare le sue priorità.

Una volta approvato lo stanziamento, l’amministrazione dovrà rispettarlo. Nel gennaio 2020 l’organo di controllo dei conti del Congresso aveva stabilito che la prima amministrazione Trump aveva violato la legge congelando circa 214 milioni di dollari destinati agli aiuti militari per l’Ucraina.

La decisione politica di finanziare la difesa ucraina, tuttavia, non coincide automaticamente con la consegna di un sistema antiaereo a Kyjiv. Trump continuerà a guidare il Pentagono, a trattare con Mosca e a rappresentare gli Stati Uniti nel Consiglio atlantico. Una legge del 2023 gli impedisce di ritirare il Paese dalla NATO senza il consenso dei due terzi dei senatori presenti o senza un atto del Congresso.

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