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Attualità 3 min di lettura50 min fa

Congedo di maternità, la svolta Inps: la domanda potrebbe sparire

A Bologna parte la sperimentazione che usa i dati già disponibili per predisporre automaticamente la pratica e alleggerire gli obblighi di lavoratrici e aziende.

Per accedere al congedo di maternità potrebbe non essere più necessario presentare una domanda dedicata. È questa la novità al centro della sperimentazione avviata a Bologna dall’Inps, che punta a riconoscere la prestazione partendo dal certificato telematico di gravidanza e dalle informazioni già presenti negli archivi dell’Istituto.

Il progetto, presentato il 21 ottobre durante un convegno nella sede regionale dell’Inps Emilia-Romagna, coinvolge alcune imprese del territorio. La fase di prova servirà a verificare se l’integrazione automatica dei dati possa ridurre i passaggi amministrativi e rendere più rapido l’accesso alla tutela.

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La pratica nasce dai dati disponibili

Il nuovo sistema dovrebbe predisporre in modo automatico la pratica per il congedo una volta ricevuto il certificato telematico di gravidanza. L’obiettivo è superare l’attuale necessità, per la lavoratrice, di inoltrare una specifica richiesta all’Istituto.

Nella procedura confluiranno anche le informazioni contributive già trasmesse all’Inps, compresi i flussi UniEmens. Secondo quanto emerso durante l’incontro, l’uso coordinato di questi elementi potrebbe rendere più efficienti i procedimenti e limitare gli adempimenti richiesti sia alle dipendenti sia alle aziende.

Maria Sciarrino, direttrice centrale degli Ammortizzatori sociali, ha spiegato che il test bolognese rappresenta un ulteriore avanzamento verso servizi capaci di attivarsi senza attendere l’iniziativa della persona: «Con la sperimentazione di Bologna l’Inps compie un nuovo passo verso servizi più semplici e proattivi». La dirigente ha inoltre chiarito che la riduzione delle attività ripetitive consentirebbe alle sedi di dedicarsi soprattutto alle situazioni più complesse.


Meno moduli, più assistenza

La trasformazione non riguarda soltanto gli strumenti informatici, ma anche il modo in cui l’amministrazione si rapporta con le lavoratrici. L’idea è accompagnarle nell’accesso alla prestazione, anziché lasciare a loro l’intero onere di individuare la procedura corretta e completarla.

Ad aprire i lavori era stato Francesco Ricci, direttore regionale dell’Inps Emilia-Romagna, che ha collegato l’iniziativa al sostegno alla genitorialità e al rafforzamento della collaborazione con le imprese aderenti. Il confronto, moderato da Elena Zatelli, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del sistema produttivo e delle organizzazioni professionali.

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Sul valore dell’integrazione delle informazioni si è soffermato Antonio Pone, direttore generale vicario e direttore centrale delle Entrate contributive. Massimiliano D’Angelo, responsabile della struttura Tecnologia, informatica e innovazione, ha invece sottolineato che il risultato più importante non consiste soltanto nel trasferire online una richiesta, ma nel poterla eliminare quando i dati necessari sono già disponibili.


Da Bologna a tutto il Paese

Alla sperimentazione partecipano anche Fabio Cappello, direttore provinciale dell’Inps di Bologna, e Cinzia Nolletti, dirigente della Direzione centrale Ammortizzatori sociali, con contributi dedicati agli aspetti tecnici, organizzativi e gestionali. Al dibattito hanno preso parte Rita Ghedini per Legacoop Bologna, l’avvocato Massimo Montorzi per Confindustria Emilia - Area Centro e Lorenzo Fabbri, presidente del Consiglio provinciale dell’Ordine dei consulenti del lavoro di Bologna.

Le imprese coinvolte hanno confermato la disponibilità a collaborare alla fase di prova. Al termine del convegno, relatori e partecipanti hanno discusso le modalità concrete di attuazione e le verifiche necessarie per valutare il funzionamento del modello.

Il presidente dell’Inps Gabriele Fava ha presentato il progetto come un cambio di prospettiva nel rapporto tra cittadine e amministrazione: «Per anni abbiamo chiesto alle donne di dimostrare il proprio diritto, oggi è lo Stato che lo riconosce per primo». Fava ha aggiunto che l’esperienza emiliana-romagnola dovrebbe costituire il punto di partenza per estendere in seguito il sistema all’intero territorio nazionale.

La prova sul campo dovrà ora stabilire se le informazioni già raccolte dall’Istituto siano sufficienti a gestire automaticamente il congedo nei diversi casi. Il traguardo indicato è una procedura più semplice, con meno richieste documentali e un accesso più immediato alla prestazione.

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