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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Comitati contro opere e impianti, cresce il fenomeno Nimby

Rinnovabili, termovalorizzatori e centri dati incontrano l’opposizione di residenti e amministratori locali

La protesta contro nuove opere e infrastrutture si è rafforzata in diverse aree italiane. Comitati e comunità locali contestano impianti energetici, discariche, termovalorizzatori e centri dati, citando i rischi per suolo, acqua, paesaggio e biodiversità.

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I centri dati nel mirino

Tra i casi più recenti c’è quello di Lacchiarella, tra Milano e Pavia, dove il comitato Ciarlasco si oppone alla costruzione di un centro dati dal valore di 3,5 miliardi di euro. La mobilitazione coinvolge anche i sindaci della zona e, in alcuni casi, esponenti della comunità scientifica.

I promotori della protesta sostengono che strutture di questo tipo consumino molta energia e richiedano grandi quantità d’acqua. Secondo il rapporto Ida 2026 dell’Italian Datacenter Association, in Italia sono previsti investimenti per 37 miliardi di euro nei prossimi 10 anni: una prospettiva che ha riacceso il confronto sull’impatto territoriale delle infrastrutture digitali.

Un’altra opposizione riguarda San Bovio, frazione di Peschiera Borromeo, nel Milanese. Gli abitanti contestano l’ipotesi di realizzare un centro dati in una zona verde residenziale vicina al Parco Agricolo Sud Milano. La petizione contro il progetto ha superato le 10mila firme, con i promotori che richiamano la tutela del paesaggio e della biodiversità.


Il caso della Piana degli Scrisi

Alla fine della scorsa estate, più di 200 agricoltori della provincia di Vibo Valentia hanno protestato contro un grande impianto fotovoltaico nella Piana degli Scrisi. I terreni interessati ospitano coltivazioni di grano Rosìa, una varietà antica inserita nel registro regionale della biodiversità.

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Gli agricoltori avevano ricevuto la disdetta dei contratti d’affitto. Friel, tra i principali operatori italiani delle energie rinnovabili, ha difeso il progetto da 45 milioni di euro sostenendone la natura agrivoltaica. La Regione Calabria ha però interrotto e archiviato l’iter, ritenendo prevalente il rischio di una perdita permanente di suolo agricolo.


Dai comitati al confronto istituzionale

Il fenomeno viene indicato con l’acronimo Nimby, dall’espressione inglese che significa “non nel mio cortile”. In alcuni casi l’opposizione riguarda anche i sindaci, accusati di rinviare decisioni controverse per non affrontarne il costo politico durante il mandato: è il cosiddetto Nimto, “non durante il mio mandato”.

Le contestazioni interessano anche impianti a biogas, eolico, fotovoltaico, trivellazioni e opere infrastrutturali di grandi dimensioni. Assoambiente ha rilanciato il termine Pimby, “per favore, nel mio cortile”, per sostenere l’accettazione delle infrastrutture considerate necessarie alla transizione energetica.

L’opposizione al consumo di suolo può bloccare interventi ritenuti dannosi per aree urbane e paesaggi. Quando prevale un rifiuto generalizzato, però, i tempi si allungano e imprese o amministrazioni possono rinunciare ai progetti.

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