Clima, l’allarme dell’Onu: +2,8 gradi entro il 2100
Le politiche attuali non bastano: anche rispettando gli impegni annunciati dagli Stati, il riscaldamento globale resterebbe ben oltre i limiti fissati dall’Accordo di Parigi.
Washington «sta facendo di tutto per ostacolare le energie rinnovabili, sostenendo e finanziando apertamente il carbone, mentre la sua diplomazia incoraggia altri Paesi a tornare indietro». Lo ha dichiarato il climatologo australiano Bill Hare, amministratore delegato di Climate Analytics, organizzazione che analizza i programmi nazionali contro il cambiamento climatico.
La linea degli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump viene indicata come uno dei fattori che stanno aggravando la situazione: il Paese punta sull’espansione dei combustibili fossili, ha abbandonato l’Accordo di Parigi e contrasta la transizione verso fonti energetiche più pulite.
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Le politiche attuali portano a 2,8 gradi
Il rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente valuta gli effetti delle misure concretamente applicate dai Governi, senza considerare gli annunci ancora privi di attuazione. In questo scenario, entro la fine del secolo la temperatura media mondiale aumenterebbe di 2,8 gradi rispetto all’epoca preindustriale.
La stima resta identica a quella formulata l’anno scorso. Anche nel caso in cui gli Stati mantenessero gli impegni inseriti nei rispettivi piani climatici nazionali, il riscaldamento si fermerebbe comunque a 2,6 gradi: un risultato ancora distante dagli obiettivi internazionali.
L’Accordo di Parigi resta irraggiungibile
Le proiezioni confermano che sia il limite più ambizioso di 1,5 gradi sia quello di 2 gradi sono ormai fuori portata con le strategie attualmente in vigore. La soglia più bassa potrebbe essere oltrepassata stabilmente già nel corso del prossimo decennio.
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Uno scenario diverso rimane teoricamente possibile, ma richiederebbe una riduzione del 45% delle emissioni di gas serra entro il 2035. I piani nazionali oggi disponibili consentirebbero tagli compresi soltanto tra l’11% e il 15%, cioè circa un terzo del necessario.
Il nodo resta la volontà politica
Il divario tra gli obiettivi e le azioni reali non dipende soltanto dai calcoli degli scienziati. Per colmarlo servirebbe una decisione politica finora assente, accompagnata da progressi molto consistenti nelle tecnologie capaci di sottrarre anidride carbonica all’atmosfera.
Il rapporto arriva a poche settimane dalla Conferenza mondiale sul clima prevista in Turchia. L’appuntamento dovrà confrontarsi con un quadro nel quale le promesse degli Stati, anche se rispettate integralmente, non sarebbero sufficienti a contenere l’aumento delle temperature entro i livelli indicati dalla scienza.
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