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Attualità 2 min di lettura12 ore fa

Civitavecchia cerca nuove merci: la svolta passa da strade, ferrovia e imprese

Al centro del confronto promosso da ALAS Confetra Lazio il futuro dei porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta e il loro legame con il sistema produttivo regionale.

La crescita del porto di Civitavecchia non dipende soltanto dall’aumento dei traffici passeggeri, ma dalla capacità di attrarre nuove merci e collegarle alle imprese del Lazio. È questa la principale sfida emersa durante una tavola rotonda dedicata a infrastrutture, logistica e intermodalità, organizzata a Roma per gli 80 anni di ALAS Confetra Lazio.


Il porto deve agganciare il territorio

Secondo Fabrizio Urbani, Segretario Generale dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, il completamento della Civitavecchia-Orte rappresenta un passaggio decisivo. L’opera permetterebbe di rendere più efficienti i collegamenti dello scalo con l’autostrada A1, la E45, l’Italia centrale e il versante adriatico.

Un risultato concreto è già arrivato sul versante ferroviario, con la conclusione dei collegamenti di ultimo miglio all’interno del porto. Il prossimo Comitato di Gestione dovrà esaminare per l’approvazione definitiva il regolamento destinato a disciplinare l’uso della rete ferroviaria portuale, così da consentirne il pieno impiego agli operatori.

La strategia riguarda anche il retroporto e le aree industriali. Le opportunità legate alla Zona logistica semplificata potranno favorire un rapporto più stretto tra Civitavecchia e i poli produttivi del Lazio, a partire da Santa Palomba, con l’obiettivo di incrementare le esportazioni e ridurre il numero di container vuoti in partenza.


Tre scali con funzioni diverse

Il confronto ha preso in esame anche il ruolo coordinato di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta. A Fiumicino è in costruzione il primo lotto funzionale del porto commerciale pubblico, dedicato alla darsena pescherecci. Il progetto prevede strutture adeguate alle navi di nuova generazione e potrebbe creare, in prospettiva, nuove occasioni per il mercato romano.

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Gaeta, invece, ha ampliato le proprie possibilità operative grazie agli interventi realizzati negli ultimi anni sulle infrastrutture portuali. Lo scalo conserva una vocazione commerciale e continua a ospitare anche le crociere di navi di dimensioni più contenute, appartenenti al segmento delle cosiddette navi boutique.

Urbani ha riassunto l’obiettivo dell’Autorità portuale indicando nella complementarità la chiave per lo sviluppo dei tre scali: «Il nostro obiettivo è far crescere un sistema nel quale i tre porti possano valorizzare le proprie differenti vocazioni». Per Civitavecchia, in particolare, la priorità sarà trasformare le opere esistenti e quelle in programma in nuovi collegamenti con Roma, le aziende regionali e le principali direttrici nazionali ed europee.


Il confronto sul futuro logistico

La tavola rotonda è stata moderata da Massimo De Donato, giornalista di Radio 24 – Il Sole 24 Ore. Ai lavori hanno partecipato, oltre a Urbani, Alessandro Pitto, presidente di Fedespedi, Ivan Bassato, responsabile della divisione aviazione di ADR, Carlo De Ruvo, presidente di Confetra, e Claudio Oliviero, direttore della Direzione Centrale Dogane.

L’incontro è stato preceduto dall’intervento di Valter Vomiero, presidente di ALAS Confetra Lazio, e da una presentazione sulla Zona logistica semplificata nel Lazio curata dall’economista Alessandro Panaro di SRM. Il dibattito ha quindi collegato le prospettive dei singoli porti alla necessità di integrare trasporti, infrastrutture e sistema produttivo regionale.

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