325notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 1 min di lettura59 min fa

Cisgiordania, il racconto choc di Anna dopo l’espulsione

Rientrata a Bologna, l’attivista italiana denuncia interrogatori ripetuti, isolamento e l’impossibilità di contattare familiari o ambasciata

È tornata a Bologna Anna, una delle cinque attiviste italiane espulse dalle autorità israeliane dopo la permanenza a Masafer Yatta, in Cisgiordania. Il gruppo si trovava nella zona da un paio di settimane per conto di una ong italiana, con l’obiettivo di affiancare gli agricoltori arabi esposti agli attacchi dei coloni.

Offerta del giorno25 ottobre

Rowenta

-20% sulle aspirapolveri da Rowenta

Scade tra 67 giorni
********


Celle separate e nessun contatto

Secondo il racconto di Anna, le cinque donne sono state sistemate in stanze diverse e sottoposte più volte a interrogatorio. La luce sarebbe rimasta accesa senza interruzioni per un’intera giornata, mentre alle attiviste non sarebbe stato consentito comunicare con l’esterno.

«Ci hanno tenuto in celle separate con la luce accesa ventiquattr’ore su ventiquattro, interrogandoci più volte, e senza poter telefonare né all’ambasciata né a casa», ha raccontato Anna dopo il rientro in Italia.


La missione a Masafer Yatta

La presenza delle italiane era legata all’attività dell’organizzazione non governativa per cui lavoravano. In quell’area della Cisgiordania, le volontarie avevano il compito di proteggere gli agricoltori arabi dagli assalti attribuiti ai coloni.

L’esperienza vissuta durante la detenzione ha lasciato nelle attiviste la sensazione di essere state private di ogni tutela. «Ci siamo sentite trattate come animali», ha aggiunto Anna, descrivendo così le condizioni affrontate prima dell’espulsione.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere