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Attualità 4 min di lettura49 min fa

Vino italiano, 40 anni di storia e una nuova sfida digitale

La guida 2027 celebra quattro decenni di selezioni, amplia gli strumenti per orientare gli acquisti e racconta premi, territori e modelli produttivi del vino italiano.

Una guida con quarant’anni di memoria alle spalle prova a rendere più semplice una scelta quotidiana: quale bottiglia mettere nel carrello o portare a tavola. Gambero AI nasce con questo obiettivo, offrendo un modo pratico per consultare il patrimonio di degustazioni accumulato nel tempo.

Il progetto digitale accompagna il recupero dei Tre Bicchieri assegnati nella prima edizione e la scelta di cinquanta Vini Rari. Sono etichette legate a vigne storiche, varietà riscoperte e quantità molto limitate, espressione di produttori che lavorano su scala ridotta e puntano sulla riconoscibilità. Tra queste figura anche una bottiglia realizzata da Andrea Moser, enologo e consulente di Gastronomika.

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La sfida è trovare nuovi bevitori

L’anniversario non guarda soltanto al passato. José Rallo di Donnafugata, premiata insieme ad altre realtà come icona del vino italiano, ha indicato l’allargamento del pubblico come una priorità: «Oggi dobbiamo cercare nuovi consumatori e aprire nuovi mercati».

Sul rapporto tra racconto e diffusione internazionale si è concentrata anche Camilla Lunelli, produttrice trentina di Ferrari e a sua volta celebrata tra le icone del settore. A suo giudizio, «Senza il sostegno del Gambero Rosso non saremmo stati così ben rappresentati nel mondo». Le sue parole sottolineano il peso della comunicazione accanto alla qualità contenuta nel calice.

La crescita del pubblico passa anche dal prezzo. Cinquanta vini insigniti dei Tre Bicchieri si trovano in enoteca sotto i quindici euro, mentre cinque restano al di sotto dei dieci: un dato che riporta il riconoscimento al momento concreto dell’acquisto, non soltanto alla celebrazione delle grandi cantine.


Una selezione sempre più ampia

L’edizione 2027 comprende 2.614 produttori e più di 23.000 vini. Il confronto con il debutto del 1988, quando erano presenti cinquecento aziende e millecinquecento etichette, mostra quanto si sia esteso il perimetro del lavoro editoriale e della rappresentazione del comparto nazionale.

La valutazione nasce da assaggi alla cieca, seguiti da ulteriori confronti tra le commissioni. Giuseppe Carrus e Marco Sabellico coordinano la realizzazione del volume, con William Pregentelli nel ruolo di vice curatore. Il massimo riconoscimento, i Tre Bicchieri, viene riservato alle bottiglie che si sono distinte nel corso dell’anno, ma il sistema dei premi comprende numerose altre categorie.

La classifica territoriale vede la Toscana al primo posto con cento riconoscimenti, davanti al Piemonte con ottantadue e al Veneto con quarantanove. Nel complesso, i Tre Bicchieri sono 540. Il lavoro dei curatori insiste però anche sulle differenze interne alle regioni: versanti, zone e singoli vigneti per il Sangiovese toscano; Nebbiolo piemontese insieme ad Alta Langa e a una serie di bianchi che comprende Timorasso e Gavi.

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Premi che raccontano territori e persone

Tra i riconoscimenti principali, Tommasi Family Estates viene indicata come Cantina dell’anno. Il titolo per il miglior rosso va al Montepulciano d’Abruzzo Marina Cvetic S. Martino Rosso Riserva 2022 di Masciarelli, mentre l’Etna Bianco Arrigo 2023 di Alta Mora conquista quello riservato ai bianchi. Per le bollicine viene premiato il Franciacorta Non Dosato 33 Riserva 2018 di Ferghettina.

Il Lambrusco di Sorbara Leclisse 2025 di Paltrinieri ottiene il riconoscimento dedicato ai rosati. Il Collio Picolit 2020 di Pighin è invece scelto come Vino da meditazione dell’anno, mentre il Chianti Classico Sacello 2023 di Arillo in Terrabianca riceve il premio per l’acquisto più conveniente.

La lettura dei gusti valorizza la freschezza della Barbera e la fragranza dei rossi della costa toscana, in sintonia con una ricerca di vini più scorrevoli. A questa tendenza si affianca l’attenzione per i metodi produttivi: 194 Tre Bicchieri Verdi sono assegnati a cantine con certificazione biologica o biodinamica.

Il riconoscimento specifico alla sostenibilità vitivinicola va a Benvenuto, realtà di Francavilla Angitola, in Calabria. Tra i tredici Premi Speciali compare anche quello per il Progetto solidale, attribuito a Cascina Clarabella, cooperativa franciacortina impegnata nell’inserimento lavorativo di persone con disturbi psichiatrici.


Un settore fatto di modelli diversi

La fotografia della filiera comprende strutture e storie molto lontane tra loro. Cantina Kurtatsch è la cooperativa dell’anno, mentre Saraja, nata in Gallura, viene segnalata come cantina emergente.

Francesca e Davide Bonzano di Castello di Uviglie ricevono il premio destinato ai produttori più giovani. Davide e Riccardo Sobrino di Cascina delle Rose, a Barbaresco, sono invece scelti come Vignaioli dell’anno. Ne emerge un panorama in cui convivono aziende familiari, cooperazione e iniziative di nuova generazione.

Per i quarant’anni della guida, Antinori viene celebrata come Cantina dei quarant’anni e Josko Gravner come Vignaiolo dei quarant’anni. Due riconoscimenti che affiancano la memoria storica alla varietà delle esperienze ancora presenti nel vino italiano.

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