Cisco, la sfida dell’Ai vale 9 miliardi: l’Italia può sorprendere
Formazione, reti e industria sono i pilastri su cui il gruppo punta per accompagnare la trasformazione digitale delle imprese italiane.
La partita decisiva per l’Italia non si gioca soltanto sulla capacità di adottare l’intelligenza artificiale, ma anche su quella di formare competenze e attrarre professionisti. Cisco prepara ogni anno 76mila persone nel nostro Paese e, secondo Agostino Santoni, gli studenti italiani non partono svantaggiati: servono piuttosto condizioni capaci di richiamare talenti dall’estero e di convincere quelli italiani a restare.
La formazione diventa la prima infrastruttura
Il gruppo porta avanti attività formative attraverso l’academy di Napoli e gli accordi con i Politecnici di Milano e Torino. I programmi non sono rivolti esclusivamente ai giovani, ma coinvolgono una platea più ampia, con l’obiettivo di sostenere la trasformazione digitale delle imprese.
Santoni, responsabile di Cisco per il Sud Europa, invita a leggere il fenomeno della mobilità professionale in entrambe le direzioni. «Serve un piano che attiri talenti da tutto il mondo. Così resteranno anche gli italiani», ha osservato, sottolineando che il bilancio non può limitarsi a contare chi lascia il Paese.
L’industria italiana può giocare d’anticipo
La diffusione dell’Ai nei processi produttivi potrebbe offrire un vantaggio alle aziende che possiedono già esperienza nell’integrazione tra macchinari, software e collegamenti di rete. Santoni cita un’indagine del Politecnico di Milano: il 67% degli imprenditori considera ormai necessario confrontarsi con l’intelligenza artificiale.
Un esempio è Fluidmesh, nata dall’iniziativa di ricercatori del Politecnico di Milano e del Mit e specializzata nelle comunicazioni senza fili per treni, metropolitane e porti. L’impresa, diventata internazionale, è stata acquisita da Cisco nel 2020. Per Santoni, questa capacità di unire competenze industriali e connettività colloca l’Italia in una posizione favorevole anche nella fase dell’Ai applicata al mondo fisico.
Ordini e investimenti alimentano la crescita
Il gruppo sta attraversando una fase di espansione: nell’ultimo esercizio i ricavi sono aumentati del 12% e gli utili del 14%; per l’anno in corso le stime indicano rispettivamente una crescita del 15% e del 17%. Il portafoglio ordini raggiunge 9 miliardi e, nell’ultimo trimestre, il solo polo italiano dedicato all’ottica ha raccolto commesse superiori a un miliardo di dollari.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Mark Patterson, direttore finanziario di Cisco da luglio 2025 e da 27 anni nella società, definisce questa fase una nuova accelerazione del mercato delle reti. La domanda, storicamente legata all’andamento del prodotto interno lordo, potrebbe beneficiare in modo più stabile della spinta combinata di Ai e sicurezza informatica. «Dobbiamo ancora dimostrarlo», ha precisato Patterson, invitando a non considerare già acquisita la trasformazione del ciclo.
In Italia una presenza articolata
Il nostro Paese occupa un ruolo particolare nella geografia del gruppo. Cisco non dispone soltanto di una struttura commerciale: a Vimercate, in Brianza, opera un centro con attività legate a innovazione, sicurezza informatica, tecnologia quantistica e sistemi ottici. Il polo nacque dall’acquisizione di una realtà proveniente da Pirelli, la prima operazione di Cisco nel comparto dell’ottica.
La società continua a rafforzare questo segmento e considera decisive anche la presenza di nuove imprese, le università e la propensione all’iniziativa. Santoni, riferendosi alle piccole e medie aziende, respinge l’idea di un ritardo strutturale: «Non siamo più indietro. È il nostro momento».
Il confronto con istituzioni e imprese
Patterson è in Italia come responsabile esecutivo del mercato, incarico con cui i vertici di Cisco seguono direttamente singoli Paesi. Il programma comprende appuntamenti con istituzioni, aziende, partner e dipendenti, oltre a un incontro con gli investitori a Milano e a un confronto successivo con gli studenti di economia della Luiss.
La scelta, ha spiegato il direttore finanziario, nasce dalla necessità di conoscere da vicino le esigenze locali. Ogni mercato presenta caratteristiche differenti e, secondo Patterson, non è sufficiente osservare la realtà italiana dalla sede californiana: bisogna verificare sul campo quali soluzioni siano davvero utili ai clienti.
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