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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Cina, l’Europa prepara la risposta rapida: Berlino cambia linea

Francia e Germania chiedono a Bruxelles un nuovo dispositivo per reagire in tempi stretti a eventuali ritorsioni commerciali e proteggere il mercato unico.

La Germania sembra pronta a sostenere una linea più severa verso Pechino, dopo aver privilegiato a lungo la tutela delle proprie esportazioni verso il mercato cinese, soprattutto nel comparto automobilistico. Insieme alla Francia, Berlino chiede ora strumenti più incisivi per difendere l’industria europea dagli squilibri commerciali.

All’Eliseo prevale la convinzione che l’Unione debba superare ogni atteggiamento attendista e riconoscere come non più sostenibile l’attuale situazione. Il tema arriva mentre la Cina avverte che reagirà a eventuali restrizioni europee considerate discriminatorie.


La proposta arriva al vertice europeo

Il piano franco-tedesco dovrebbe essere portato all’attenzione dei leader dell’Unione durante il vertice previsto a Bruxelles a metà ottobre. In seguito, la Commissione europea sarebbe chiamata a elaborare iniziative concrete entro la fine dell’anno.

L’obiettivo è affiancare agli strumenti già esistenti un meccanismo capace di consentire a Bruxelles un intervento nel giro di pochi giorni. La misura potrebbe scattare contro uno Stato accusato di condurre una guerra commerciale, salvo che una maggioranza qualificata dei 27 governi decida di bloccarla.

Nella lettera inviata a Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron e Friedrich Merz chiedono che la nuova procedura possa arrivare, nei casi più gravi, all’esclusione dal mercato unico di merci e servizi provenienti dal Paese responsabile. Il testo non nomina direttamente la Cina, ma il riferimento al confronto con Pechino è evidente.


Il nodo degli scambi con Pechino

Il disavanzo commerciale dell’Unione nei confronti della Cina è cresciuto fino a sfiorare il miliardo di euro al giorno. Secondo i governi europei, una parte rilevante dello squilibrio dipende da sovvenzioni statali e da una capacità produttiva cinese superiore alla domanda, fattori che mettono sotto pressione settori come quello automobilistico e chimico.

La presidente della Commissione aveva definito la situazione un punto critico e aveva collegato l’aumento dei prodotti cinesi al rischio di deindustrializzazione europea. In assenza di risultati, Ursula von der Leyen aveva promesso di ricorrere a ogni mezzo disponibile per correggere il rapporto commerciale.

Tra le richieste europee figurano una riduzione volontaria delle esportazioni cinesi in comparti come quello delle automobili ibride e un accesso più ampio alle terre rare. Pechino aveva limitato le vendite all’estero di queste materie prime nell’anno precedente, alimentando le preoccupazioni delle industrie europee.

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Dialogo e minaccia di ritorsioni

Maroš Šefčovič, responsabile dei negoziati commerciali dell’Unione, sarà in Cina giovedì e venerdì prossimi per incontrare il ministro del Commercio Wang Wentao. Il confronto dovrebbe servire a cercare una soluzione condivisa e a ottenere, secondo le attese europee, risultati concreti.

L’esperto Ignacio Garcia Bercero ritiene che un’intesa negoziale resterebbe l’esito preferibile, ma sostiene che Bruxelles non dovrebbe escludere l’uso delle proprie contromisure se il dialogo fallisse. A suo giudizio, l’Unione possiede già strumenti contro le pratiche scorrette, mentre il problema principale sarebbe la mancanza di volontà politica nell’impiegarli.

Per Macron e Merz, tuttavia, le procedure attuali sono troppo lente e complesse. L’idea è guardare anche al modello statunitense della Section 301, che consente di applicare rapidamente maggiorazioni mirate sulle importazioni provenienti da Paesi accusati di comportamenti commerciali sleali.

Pechino, intanto, ha avvertito l’Europa che ogni misura protezionistica o adottata unilateralmente potrebbe provocare una risposta. Un portavoce del governo cinese ha dichiarato: «Se l’Ue insisterà nell’introdurre restrizioni discriminatorie nei confronti di aziende o prodotti cinesi, la Cina reagirà con fermezza per tutelare i diritti e gli interessi legittimi delle proprie industrie».

L’economia cinese, indebolita dalla crisi immobiliare, dipende sempre di più dalla spinta delle esportazioni. In precedenti dispute con i Paesi europei, Pechino ha già utilizzato le ritorsioni, imponendo per esempio dazi aggiuntivi su prodotti simbolici come il cognac.

L’Unione dispone dal 2023 anche di uno strumento contro la coercizione economica esercitata ai danni dei suoi Stati membri. La procedura richiede però un voto a maggioranza qualificata dei 27 Paesi e non è mai stata applicata, circostanza che alimenta le richieste di un dispositivo più veloce e operativo.

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