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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Chat violente, 60 perquisizioni in 23 città italiane

Digos e Polizia postale hanno cercato prove sulle minacce online dopo gli scontri durante lo sciopero generale

Sessanta perquisizioni sono state eseguite in 23 città italiane per individuare chi avrebbe incitato alla violenza attraverso chat e social network. L’operazione, condotta dalla Digos e dalla Polizia postale, è arrivata dopo gli episodi registrati durante le manifestazioni di venerdì.

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Le indagini sui messaggi online

Gli accertamenti riguardano comunicazioni nelle quali sarebbero comparsi inviti a compiere azioni violente durante i cortei. Gli investigatori stanno verificando l’identità degli autori e il possibile collegamento tra i contenuti diffusi in rete e gli episodi avvenuti nelle piazze.

La mobilitazione era stata organizzata dall’Usb contro il riarmo e il caro vita. Le iniziative hanno interessato più di 60 città e coinvolto studenti, lavoratori, precari, agricoltori e pensionati, con una partecipazione stimata in modo diverso dal sindacato e dal Viminale: oltre un milione secondo l’Usb, 255mila persone per il ministero dell’Interno.


Il bilancio dei feriti

Il Coisp ha riferito di 11 poliziotti e due carabinieri feriti. Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia, ha scritto: «Undici poliziotti e due carabinieri feriti, di cui un poliziotto con una frattura scomposta alla mano che dovrà essere sottoposto a intervento chirurgico: è il bilancio finale delle manifestazioni di ieri».

A Mestre sei agenti sarebbero rimasti feriti, mentre a Vicenza i poliziotti coinvolti sarebbero quattro. A Torino, invece, un agente e due carabinieri hanno riportato contusioni. Il poliziotto ferito a Mestre, appartenente al Reparto mobile di Padova, ha una prognosi di 30 giorni e dovrà essere operato alla mano.

Secondo Pianese, in diversi casi i gruppi più aggressivi si sarebbero separati dai cortei principali per concentrare la pressione in punti differenti. Il sindacalista ha chiesto che i responsabili degli attacchi vengano identificati e puniti.

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Roma e Torino, le tensioni maggiori

A Roma, vicino al Colosseo, sono stati lanciati oggetti contro le forze dell’ordine e alcuni cassonetti sono stati dati alle fiamme. Altri momenti di tensione si sono verificati a Trastevere e sul Lungotevere Testaccio, dove è stato utilizzato anche un idrante; otto persone sono state fermate dopo aver cercato di oltrepassare i blocchi.

A Torino, in piazza Castello, il lancio di uova e bottiglie ha provocato la reazione degli agenti, intervenuti con cariche, idranti e lacrimogeni. Le forze dell’ordine hanno inoltre segnalato episodi a Mestre e Vicenza, mentre a Milano un gruppo di manifestanti ha occupato la tangenziale Est per circa un’ora e mezza, causando rallentamenti. Sulla carreggiata sono state lasciate scritte rivolte contro Matteo Salvini e Giorgia Meloni.


Porti e posizione del Viminale

La protesta ha raggiunto anche gli scali marittimi: sono state organizzate iniziative contro il trasporto di armi in oltre 100 porti distribuiti in 17 Paesi. A Genova e Napoli studenti e lavoratori hanno avuto accesso alle aree portuali senza che venissero segnalati incidenti.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sostenuto che il dispositivo predisposto dal Viminale abbia garantito lo svolgimento pacifico delle manifestazioni, nonostante le azioni violente attribuite ad alcuni gruppi. Ha inoltre difeso l’operato delle forze dell’ordine impegnate nei cortei.

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