Ceuta, Rabat scarica Madrid: la polemica sui rimpatri resta aperta
Burita rivendica che il Marocco non gestisce i ritorni e rilancia sugli irregolari rimasti nell’exclave dopo gli ingressi di fine luglio.
La partita sui rimpatri dei migranti arrivati a Ceuta a fine luglio non si è chiusa con il faccia a faccia tra Marocco e Spagna a New York. Naser Burita ha chiarito che, se alcuni irregolari e minori non sono tornati indietro, il quesito va rivolto a Madrid e non a Rabat.
Il ministro degli Esteri marocchino ha parlato al termine dell’incontro con José Manuel Albares, tenuto a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. E ha ribadito un concetto netto: le autorità del suo Paese, ha sostenuto, non sono quelle che materialmente fanno partire questi rientri.
La risposta di Burita a Madrid
Nel riferire la propria posizione ai media, Burita ha insistito sul fatto che il Marocco non può essere indicato come responsabile dei ritorni mancati. In sostanza, ha sostenuto che se i migranti illegali non sono stati rimpatriati o se i minori non hanno lasciato Ceuta, la domanda non dovrebbe essere rivolta a Rabat.
Il capo della diplomazia marocchina, citato da testate iberiche tra cui Europa Press, ha aggiunto che il suo Paese è stato coinvolto in polemiche, ostacoli e difficoltà di parte spagnola, pur avendo espresso con chiarezza la volontà di favorire il rientro di chi è entrato in modo irregolare nell’exclave nordafricana.
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I numeri dell’emergenza a Ceuta
La crisi è scoppiata dopo gli ingressi di massa del 30 e 31 luglio. In quel passaggio sono arrivati circa 80 mila migranti, ma la maggior parte è poi rientrata in Marocco. Restano nell’exclave almeno 20 mila persone, e di queste oltre 7mila sono tornate volontariamente nel Paese d’origine dai primi giorni di agosto.
Fonti del ministero degli Esteri spagnolo hanno spiegato che l’incontro tra i due ministri ha toccato proprio il tema dei migranti irregolari ancora presenti a Ceuta dal 30 luglio e privi di diritto alla protezione internazionale. È su questo punto che, almeno per ora, resta aperto il confronto tra i due governi.
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