6.000Lettori online ora
Attualità 3 min di lettura6 ore fa

Ceto medio sotto pressione: il dato Irpef che allarma Cida

Stefano Cuzzilla richiama il ruolo della fiducia, chiede un fisco più equilibrato e invita a ricostruire un patto con i giovani per frenare la fuga all’estero.

La tenuta del ceto medio, la fiducia nelle istituzioni e il futuro delle nuove generazioni sono stati indicati da Stefano Cuzzilla come nodi decisivi per l’Italia. Il presidente di Cida è intervenuto a Roma durante la cerimonia per gli 80 anni della Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità, organizzata all’Auditorium della Conciliazione alla presenza del Presidente della Repubblica. Nel corso dell’appuntamento è stata consegnata al Capo dello Stato la Carta della Dirigenza e delle Alte Professionalità.


La fiducia è il capitale decisivo

Secondo Cuzzilla, lo sviluppo di un Paese non dipende soltanto dalla solidità dei conti o dalla qualità delle competenze. Accanto al capitale economico e a quello umano, ha spiegato, esiste una risorsa meno visibile ma determinante: la fiducia tra cittadini e istituzioni, tra lavoratori e organizzazioni, tra generazioni e tra chi decide e chi subisce gli effetti delle decisioni.

Quando questo legame è forte, ha osservato il presidente di Cida, diventa più semplice collaborare, investire e affrontare i cambiamenti. La fiducia, però, non può essere imposta per legge: nasce dalla presenza concreta delle persone e dalla capacità di trasformare una pluralità di individui in una comunità. In questo processo, i corpi intermedi avrebbero il compito di collegare interessi diversi e orientarli verso un obiettivo condiviso.


Il peso fiscale grava sui contribuenti

Il ceto medio è stato presentato come il punto in cui si misura la credibilità della promessa di crescita fondata sul lavoro e sulle competenze. Il suo indebolimento, ha sottolineato Cuzzilla, non coincide soltanto con una riduzione del reddito: comincia quando le famiglie smettono di pensare che i figli possano raggiungere condizioni migliori rispetto a quelle dei genitori.

A preoccupare Cida è anche la distribuzione del carico fiscale. “Il 30% dei contribuenti paga l’80% dell’Irpef”, ha affermato Cuzzilla, definendo questa situazione una sproporzione che comprime il ceto medio e può alimentare la sfiducia verso le istituzioni. L’organizzazione chiede di rafforzare il sostegno a chi è realmente in difficoltà e, nello stesso tempo, di verificare che le misure di aiuto non finiscano a chi non ne ha diritto. Nel ragionamento rientrano anche l’evasione fiscale e la necessità di garantire stabilità alle regole previdenziali in un Paese che invecchia.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Giovani, merito e fuga all’estero

Il rapporto tra nuove generazioni e mondo del lavoro è un altro fronte indicato come prioritario. Da una ricerca realizzata con Censis emerge che otto giovani su dieci aspirano a fare carriera e a lavorare, mentre nove su dieci ritengono che il merito, da solo, non sia sufficiente per avanzare. Per Cuzzilla, questo dato segnala una frattura nella fiducia che deve essere ricomposta.

“Se uno su due vuole andare all’estero, significa che il nostro Paese non è abbastanza attrattivo”, ha detto il presidente di Cida. La dirigenza, secondo la sua impostazione, dovrebbe favorire l’ingresso dei giovani nelle aziende, ascoltarne le esigenze e offrire stipendi capaci di sostenere l’autonomia e l’acquisto di una casa. Cuzzilla ha inoltre sostenuto che non sia soltanto la partenza dei talenti a destare preoccupazione, ma quella di chiunque non trovi in Italia opportunità adeguate.


Imprese da ripensare intorno alle persone

Nel suo intervento Cuzzilla ha proposto di riportare la persona al centro dell’organizzazione aziendale. La dimensione economica resta necessaria per finanziare il welfare e sostenere la produttività, ma servono modelli capaci di adattarsi meglio alle esigenze di chi lavora e di valorizzarne esperienza, conoscenze e capacità di innovazione.

Anche l’intelligenza artificiale, ha aggiunto, non dovrebbe essere considerata una minaccia automatica. Le tecnologie potranno produrre strumenti più avanzati, ma resterà all’essere umano il compito di fornire l’indirizzo iniziale e assumere le decisioni. Da questa prospettiva, le scelte su lavoro, formazione, politiche industriali e amministrazione pubblica non possono essere affrontate separatamente: ciascuna produce conseguenze anche sugli altri ambiti della vita del Paese.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere