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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Cervelli in fuga, la sfida di Genova: «Qui il talento può restare»

Al Festival Pulsar, Silvia Salis, Benedetto Levi e Barbara Mazzolai hanno discusso di ricerca, lavoro e strategie per rendere l’Italia più attrattiva.

Il problema non riguarda soltanto chi arriva in Italia, ma anche le migliaia di giovani qualificati che scelgono di costruire il proprio futuro all’estero. È da questa contraddizione che è partito il confronto ospitato venerdì 16 ottobre ai Giardini Luzzati di Genova, durante la quinta tappa di Pulsar, il Festival delle Stem ideato da iliad e realizzato insieme a Open.

Al centro dell’incontro, intitolato “Cosa rende una città capace di trattenere il talento?”, c’erano le condizioni necessarie per attirare e conservare competenze. Con la sindaca Silvia Salis sono intervenuti Benedetto Levi, amministratore delegato di iliad Italia, e Barbara Mazzolai, responsabile associata della robotica all’Istituto Italiano di Tecnologia.

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Genova cerca una nuova attrattività

La città ligure affronta una particolare emergenza demografica: l’età media sfiora i 50 anni e Genova è considerata la grande città più anziana d’Europa. Per l’amministrazione guidata da Salis, invertire questa tendenza significa puntare sui giovani, sulla ricerca e su una diversa capacità di presentare il territorio.

«Viviamo in un Paese che è molto preoccupato dell’immigrazione e poi perde di vista l’emigrazione. Bisogna investire nella ricerca per attrarre il capitale umano e culturale di altri Paesi», ha affermato la sindaca durante il dibattito. Tra i punti di forza della città ha indicato anche il costo della vita, più contenuto rispetto a Milano, Roma e Napoli, ma ha sottolineato che questo vantaggio deve essere sostenuto da una programmazione duratura.

Salis ha inoltre invitato i genovesi a raccontare con maggiore equilibrio il luogo in cui vivono, senza concentrarsi soltanto sulle criticità. Secondo la sindaca, una città vivibile, con spazi disponibili e margini di investimento, può diventare più convincente agli occhi di studenti e professionisti.


Imprese e ricerca devono fare squadra

Per Benedetto Levi, la perdita di competenze è anche un ostacolo concreto per le aziende, che faticano a trovare persone preparate e a mantenerle nel Paese. Negli ultimi anni, ha ricordato, circa 300mila giovani sono partiti dall’Italia senza fare ritorno. A spingerli all’estero contribuiscono le prospettive di carriera, la qualità della vita e la difficoltà di trovare impieghi coerenti con una formazione altamente qualificata.

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«Convincere la nuova generazione di talenti a rimanere in Italia è un tema strategico e prioritario per le imprese e per l’intero Paese», ha detto l’amministratore delegato di iliad Italia. A suo giudizio, non basta una singola legge: occorre una collaborazione stabile tra aziende, università, centri di ricerca e istituzioni nazionali e locali.

In questa direzione si inserisce Iliadship, programma avviato nel 2023. Ogni anno l’iniziativa assegna borse di studio a dieci studenti selezionati all’inizio del percorso di laurea magistrale e offre loro attività di orientamento con i componenti del comitato consultivo di iliad. L’obiettivo è mostrare ai giovani quali opportunità professionali esistano in Italia e rafforzare la fiducia nella possibilità di rimanervi.


Regole trasparenti per attirare talenti

Barbara Mazzolai ha spostato l’attenzione sulle condizioni che rendono competitivo un ambiente di ricerca. Procedure comprensibili, criteri di selezione riconosciuti oltre i confini nazionali e laboratori dotati di strumenti avanzati possono fare la differenza nella scelta del luogo in cui lavorare.

«Il motivo per cui riusciamo ad attrarre talenti da tutte le parti del mondo è il fatto che riusciamo a parlare un linguaggio internazionale», ha spiegato la ricercatrice. All’Istituto Italiano di Tecnologia, le selezioni si svolgono in inglese, la valutazione coinvolge specialisti del settore e i ricercatori hanno accesso ad attrezzature moderne e strutture specializzate.

Per Mazzolai, tuttavia, la ricerca non può rimanere separata dal territorio. Prima del confronto serale, il percorso di Pulsar aveva coinvolto l’Istituto di Istruzione Superiore Gastaldi-Abba con un laboratorio dedicato alle Stem. Il lavoro di divulgazione, ha osservato, deve iniziare già con i bambini della scuola dell’infanzia e della primaria, così da contrastare fin dall’inizio i pregiudizi verso le discipline scientifiche e tecnologiche.

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