Transizione energetica, l’Europa rischia il sorpasso cinese: la sfida decisiva
Letizia Magaldi chiede una strategia industriale europea per sostituire il gas senza trasferire la dipendenza verso tecnologie e filiere estere.
Il futuro dell’energia europea non si giocherà soltanto sulla velocità della decarbonizzazione, ma anche sulla capacità di mantenere nel continente competenze, produzione e controllo delle tecnologie. Per Letizia Magaldi, presidente di Kyoto Club e imprenditrice del comparto energetico, il criterio del prezzo più basso non può essere l’unico parametro delle scelte pubbliche.
Magaldi considera positive le aste competitive e non mette in discussione il principio della concorrenza. Tuttavia, in un’intervista all’Adnkronos, avverte che la gara dovrebbe valutare anche occupazione, innovazione, sicurezza degli approvvigionamenti e ricadute industriali. «Non possiamo avere le stesse regole che avevamo cinque anni fa», sostiene.
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La dipendenza cinese è il nuovo rischio
La transizione potrebbe ridurre l’uso dei combustibili fossili lasciando però all’Europa una nuova vulnerabilità: l’eccessiva esposizione alla produzione cinese di pannelli, batterie e altri dispositivi. Secondo Magaldi, la politica energetica non può essere affidata esclusivamente alle convenienze dei singoli investitori, perché il passaggio da grandi centrali a una generazione distribuita richiede una regia strategica.
Il tema riguarda anche i sistemi digitali che gestiscono gli impianti. La presidente di Kyoto Club non parla di allarmismo, ma invita a considerare il controllo del software e delle apparecchiature come una questione di sicurezza. A suo giudizio, eventuali produttori stranieri dovrebbero essere incoraggiati a insediarsi in Europa, assumere personale locale e condividere competenze e tecnologie.
Il calore industriale resta scoperto
Nel sistema produttivo il gas non serve soltanto a generare elettricità. Circa il 70% dei consumi energetici dell’industria mondiale è legato alla produzione di calore, mentre il restante 30% riguarda l’energia elettrica. Carta, alimentare, farmaceutica e chimica dipendono da temperature elevate per lavorazioni come essiccazione, pastorizzazione e trasformazione dei materiali.
Per questo, l’aumento del costo del metano incide direttamente sulle spese delle fabbriche. Magaldi osserva però che oggi pompe di calore, impianti fotovoltaici, caldaie elettriche e sistemi di accumulo termico possono sostituire una quota significativa dei consumi fossili, limitando l’esposizione agli sbalzi dei mercati internazionali.
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Fer-T, risorse ridotte in Italia
Nel nostro Paese la misura ritenuta più urgente è il decreto Fer-T, pensato per sostenere le fonti rinnovabili destinate alla produzione di calore. La bozza attualmente considerata prevede 60 milioni di euro, a fronte dei 700 milioni indicati in precedenza: una riduzione che Magaldi giudica particolarmente pesante per un settore ancora frammentato e composto da numerose imprese di piccole dimensioni.
La presidente di Kyoto Club chiede quindi che una parte consistente dei fondi venga destinata all’elettrificazione dei processi industriali. Le soluzioni tecnologiche, sottolinea, sono già disponibili, ma le aziende difficilmente possono sostenerne da sole i costi iniziali. L’investimento permette di ridurre nel tempo il ricorso al gas, ma richiede una politica industriale capace di accompagnare la trasformazione.
Il prezzo dell’energia, secondo Magaldi, è determinato soprattutto dal costo del gas e non dall’incidenza del sistema europeo sulle emissioni, che sarebbe più contenuta rispetto agli aumenti registrati dal metano. Le imprese devono comunque affrontare le spese per installare nuovi impianti, mentre l’infrastruttura del gas è già presente e immediatamente utilizzabile.
L’Europa ha avviato un primo programma per sostenere l’elettrificazione del calore industriale e prepara un secondo intervento da un miliardo di euro all’interno del percorso di decarbonizzazione. La sfida, conclude Magaldi, consiste nel conciliare riduzione delle emissioni, competitività delle aziende e autonomia delle filiere europee.
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