Transizione energetica, il bivio europeo: non basta inseguire il prezzo
Letizia Magaldi richiama l’Europa a difendere competenze e filiere industriali mentre sostituisce il gas con tecnologie rinnovabili.
Produrre in Europa può costare qualche punto percentuale in più, ma il confronto non dovrebbe fermarsi al prezzo del singolo componente. Nel caso di un impianto fotovoltaico, il modulo rappresenta soltanto una parte dell’investimento: restano montaggio, cavi, installazione e altri servizi. Per Letizia Magaldi, presidente di Kyoto Club e imprenditrice dell’energia, la valutazione deve quindi comprendere l’intera catena economica.
La stessa logica, secondo Magaldi, vale per i produttori stranieri, inclusi quelli cinesi. L’Europa potrebbe accoglierli a condizione che investano sul territorio, creino occupazione e condividano conoscenze e tecnologie. Il punto centrale, spiega, è costruire regole capaci di proteggere il valore industriale senza bloccare gli scambi.
Rowenta
-20% sulle aspirapolveri da Rowenta
Il prezzo non può guidare tutto
La transizione non dovrebbe essere affidata esclusivamente alle scelte dei singoli operatori, orientate naturalmente all’acquisto della soluzione meno costosa. Chi deve pianificare la sicurezza energetica e la capacità produttiva di un Paese, sostiene Magaldi, deve considerare anche competenze, posti di lavoro e solidità delle filiere.
Il passaggio è particolarmente delicato perché il sistema energetico sta cambiando struttura. Alle grandi centrali e ai pochi soggetti dominanti si sostituisce una produzione più distribuita, composta da numerosi impianti e operatori. In questo scenario diventa necessario un coordinamento strategico, anche per gli aspetti legati ai programmi informatici e al controllo delle apparecchiature.
Magaldi invita a usare per l’energia la stessa prudenza applicata agli approvvigionamenti della difesa. «Quando parliamo di difesa, nessuno immaginerebbe di affidare le forniture strategiche esclusivamente a un’asta internazionale basata sul prezzo più basso. Perché nel settore energetico dovremmo ragionare diversamente?», osserva.
La sfida è ridurre il gas
La transizione, nella sua lettura, deve raggiungere due obiettivi insieme: diminuire l’impiego del gas e impedire che la dipendenza si sposti verso le tecnologie prodotte in Cina. L’Europa possiede ancora conoscenze e strumenti per competere, ma dovrebbe correggere criteri e politiche industriali.
«Non possiamo avere le stesse regole che avevamo cinque anni fa», afferma Magaldi. A suo avviso, la decarbonizzazione va accompagnata da misure che valorizzino ciò che viene progettato e realizzato nel continente, mantenendo però la concorrenza e il ritmo della trasformazione energetica.
Il gas non serve soltanto a generare elettricità. Molte attività industriali lo utilizzano per ottenere calore, indispensabile nei processi di essiccazione, pastorizzazione e lavorazione dei materiali. Carta, alimentare, farmaceutica e chimica sono tra i comparti più esposti quando il costo del metano aumenta.
Il calore industriale resta scoperto
A livello mondiale, circa il 70% dei consumi energetici dell’industria è destinato alla produzione di calore, mentre il restante 30% riguarda l’elettricità. La sostituzione del gas in questa parte dei processi può dunque incidere direttamente sui costi delle imprese e sulla loro capacità di resistere agli shock internazionali.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Secondo Magaldi, oggi esistono già soluzioni rinnovabili in grado di coprire una quota rilevante di quel fabbisogno. Fotovoltaico, pompe di calore, caldaie elettriche e sistemi di accumulo termico erano in passato spesso troppo onerosi; il miglioramento della loro convenienza economica li ha trasformati in alternative concrete.
Il nodo italiano riguarda anche il decreto Fer-T, dedicato al sostegno delle fonti rinnovabili per la produzione di calore. Le risorse indicate in precedenza ammontavano a 700 milioni di euro, mentre l’ultima bozza ne prevederebbe 60: una riduzione che Magaldi considera incompatibile con il peso del settore.
Le imprese attive nel calore sono numerose e spesso di dimensioni contenute, una frammentazione che rende più difficile presentare richieste comuni. Proprio per questo, sostiene l’imprenditrice, non possono affrontare da sole gli investimenti necessari e hanno bisogno di una politica industriale mirata.
Europa tra aste e autonomia
L’Unione europea ha già avviato un primo programma per sostenere l’elettrificazione del calore industriale e prepara una seconda iniziativa da un miliardo di euro, inserita in un piano più ampio per ridurre le emissioni dell’industria. Magaldi non mette in discussione le gare competitive, ma chiede che non siano valutate soltanto in base all’offerta più bassa.
Una tecnologia sviluppata in Europa, infatti, deve misurarsi con sistemi produttivi che ricevono sostegni pubblici e operano in condizioni differenti. Per questo la competizione, secondo la presidente di Kyoto Club, dovrebbe includere il contributo all’economia locale, la qualità delle competenze, l’occupazione e la sicurezza degli approvvigionamenti.
Il problema dei costi energetici delle imprese italiane, inoltre, non sarebbe riconducibile principalmente al sistema Ets o agli obblighi del Patto verde europeo. Magaldi individua nel prezzo del gas il fattore più pesante e ritiene che l’incidenza del costo delle emissioni sia stata spesso sopravvalutata rispetto agli aumenti registrati dal metano.
Passare alle nuove tecnologie richiede però capitali iniziali. La rete del gas è già disponibile e consente alle aziende di acquistare direttamente il combustibile; elettrificare i processi impone invece la realizzazione di impianti e infrastrutture. Una volta sostenuta questa spesa, l’impresa può però ridurre l’esposizione alle oscillazioni del mercato del gas e rafforzare la propria stabilità energetica.
Continua a leggere
Transizione energetica, l’allarme di Magaldi: non basta inseguire il prezzo più basso
La presidente di Kyoto Club chiede una strategia europea per ridurre il gas senza sostituire una dipendenza con quella dalle tecnologie cinesi.
Transizione energetica, l’Europa rischia il sorpasso cinese: la sfida decisiva
Letizia Magaldi chiede una strategia industriale europea per sostituire il gas senza trasferire la dipendenza verso tecnologie e filiere estere.
Transizione energetica, il rischio è cambiare dipendenza: l’allarme di Magaldi
La presidente di Kyoto Club chiede più sostegno al calore rinnovabile e regole capaci di proteggere industria, competenze e filiere europee.
Energia, la svolta verde non basta: l’Europa rischia una nuova dipendenza
Letizia Magaldi, presidente di Kyoto Club, indica la strada per sostituire il gas nel calore industriale senza consegnare le tecnologie strategiche alla Cina.