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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Transizione energetica, l’allarme di Magaldi: non basta inseguire il prezzo più basso

La presidente di Kyoto Club chiede una strategia europea per ridurre il gas senza sostituire una dipendenza con quella dalle tecnologie cinesi.

La transizione energetica non può limitarsi a sostituire il gas con apparecchiature acquistate al minor costo possibile. Per Letizia Magaldi, presidente di Kyoto Club e imprenditrice nel comparto dell’energia, l’Europa deve ridurre le emissioni proteggendo allo stesso tempo industria, competenze e sicurezza degli approvvigionamenti.

Il punto, secondo Magaldi, è evitare che la diminuzione della dipendenza dai combustibili fossili si trasformi in una nuova esposizione verso la Cina, soprattutto per pannelli solari, batterie e altri strumenti necessari alla decarbonizzazione. La soluzione passa da regole diverse e da una politica industriale capace di valorizzare ciò che viene prodotto sul territorio europeo.

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La sfida è anche industriale

La presidente di Kyoto Club ritiene superato l’attuale quadro di riferimento, costruito per condizioni economiche differenti. «Non possiamo avere le stesse regole che avevamo cinque anni fa», ha spiegato in un’intervista, chiedendo di sostenere il valore creato in Europa senza rinunciare alla concorrenza e agli obiettivi climatici.

Il nodo non riguarda soltanto il costo iniziale delle tecnologie. In un impianto fotovoltaico, osserva Magaldi, il modulo rappresenta una parte dell’investimento complessivo, che comprende anche installazione, cavi, strutture e altre componenti. Per questo, un prodotto europeo leggermente più caro dovrebbe essere valutato considerando l’intera filiera, l’occupazione e le competenze che restano nel Paese.

La concorrenza basata esclusivamente sul prezzo rischia infatti di penalizzare le imprese europee, chiamate a confrontarsi con sistemi industriali sostenuti da politiche pubbliche differenti. Magaldi non esclude la presenza di aziende straniere, comprese quelle cinesi, ma chiede che investano in Europa, assumano lavoratori e favoriscano il trasferimento di conoscenze e tecnologie.


Il gas pesa soprattutto sul calore

La questione energetica coinvolge direttamente la produzione industriale. Il gas non serve soltanto a generare elettricità: viene utilizzato in numerosi processi che richiedono calore, dalla fabbricazione della carta ai comparti alimentare, farmaceutico e chimico.

A livello mondiale, circa il 70% dei consumi energetici dell’industria è destinato al calore, mentre il restante 30% riguarda l’elettricità. Quando il prezzo del metano aumenta, quindi, l’effetto si riflette sui costi delle fabbriche e non soltanto sulle bollette elettriche.

Secondo Magaldi, oggi esistono già alternative in grado di sostituire una quota rilevante del gas: impianti fotovoltaici, pompe di calore, caldaie elettriche e sistemi per accumulare energia termica. Il loro impiego richiede investimenti iniziali, ma può ridurre l’esposizione delle imprese alle oscillazioni dei mercati internazionali e rafforzare la sicurezza energetica italiana.

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La presidente di Kyoto Club considera quindi riduttivo attribuire le difficoltà delle aziende al solo costo delle emissioni previsto dal sistema europeo. L’incidenza di questo meccanismo, a suo giudizio, è inferiore rispetto all’impatto prodotto dagli aumenti del gas registrati negli ultimi anni.


Il decreto Fer-T resta sotto esame

Tra gli interventi ritenuti urgenti c’è il decreto Fer-T, dedicato al sostegno delle fonti rinnovabili per la produzione di calore. Il settore, sostiene Magaldi, ha ricevuto meno attenzione rispetto alla generazione elettrica, nonostante il peso del calore nei consumi industriali.

La principale criticità riguarda le risorse. Dai 700 milioni di euro annunciati in precedenza si sarebbe passati ai 60 milioni indicati nell’ultima bozza, con una riduzione che l’imprenditrice considera molto significativa. A suo avviso, una quota consistente dei fondi dovrebbe essere destinata all’elettrificazione del calore nelle fabbriche.

Il comparto è composto da molti operatori e numerose imprese di piccole dimensioni, una frammentazione che rende più difficile far emergere richieste comuni. Proprio per questo, secondo Magaldi, le aziende non possono essere lasciate sole: occorre un indirizzo pubblico capace di accompagnare gli investimenti e sostenere la trasformazione.


Le regole europee da cambiare

L’Europa ha già avviato un primo programma per favorire l’elettrificazione del calore industriale e, secondo Magaldi, prepara una seconda iniziativa da un miliardo di euro all’interno del percorso di decarbonizzazione dell’industria. Le aste competitive possono essere utili, ma non dovrebbero misurare il valore di un progetto soltanto attraverso il prezzo finale.

La transizione modifica anche l’architettura del sistema energetico: dal modello concentrato sulle grandi centrali si passa a una produzione più distribuita, affidata a molti soggetti. In questo scenario diventa necessario un coordinamento strategico, anche per valutare la sicurezza dei programmi informatici e dei sistemi che controllano gli impianti.

Magaldi invita a considerare l’energia come un’infrastruttura strategica, non come una semplice merce da acquistare attraverso la gara più conveniente. La priorità, nella sua impostazione, è costruire una competizione che tenga insieme decarbonizzazione, autonomia tecnologica, occupazione e solidità delle filiere europee.

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