Cassazione, licenziato chi sollevava pesi durante la malattia
L’uomo aveva ricevuto dal medico il divieto di alzare carichi oltre due chili per problemi alla colonna vertebrale
La Cassazione ha confermato il licenziamento di un dipendente che, durante l’assenza per malattia, lavorava in palestra e sollevava carichi fino a 80 chili. Per i giudici, quelle attività potevano compromettere la guarigione e hanno violato gli obblighi di correttezza verso il datore di lavoro.
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La decisione dei giudici
La Corte ha chiarito che svolgere un secondo lavoro durante la malattia non porta automaticamente alla perdita del posto. Il licenziamento può però essere legittimo quando l’attività è incompatibile con la patologia oppure può allungare i tempi necessari per tornare in servizio.
Nel caso esaminato, non era indispensabile dimostrare che gli esercizi avessero davvero peggiorato le condizioni dell’uomo o ritardato il recupero. È stato sufficiente accertare l’esistenza di un rischio concreto per la guarigione e per il rapporto fiduciario con l’azienda.
La Cassazione ha inoltre ricordato che il dipendente deve evitare condotte capaci di «danneggiare o pregiudicare il datore di lavoro», anche se in quel periodo non sta svolgendo le proprie mansioni.
Le attività svolte in palestra
L’uomo era assente per disturbi degenerativi alla colonna cervicale. Le indicazioni mediche gli imponevano di non sollevare pesi oltre i due chili, ma il 6 e il 31 ottobre 2023 è stato visto all’interno di una palestra.
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Non si limitava a fornire consigli agli iscritti. Secondo gli accertamenti riportati nell’ordinanza, gestiva la struttura, seguiva i clienti come istruttore e partecipava agli esercizi con pesi e macchinari. Aveva inoltre eseguito flessioni e movimenti di sollevamento della colonna vertebrale.
Tra le attività contestate figuravano carichi compresi tra 60 e 80 chili, una condotta ritenuta incompatibile con la prescrizione sanitaria. I giudici hanno quindi ravvisato un possibile danno sia per la sua «delicata» condizione fisica sia per gli interessi dell’azienda.
Il ricorso contro il licenziamento
La società aveva adottato il provvedimento per giusta causa il 27 novembre 2023. Il lavoratore ha sostenuto che non fosse stata dimostrata l’effettiva incompatibilità tra gli esercizi svolti e il suo stato di salute.
Il Tribunale di Cassino ha respinto il ricorso. La Corte d’appello di Roma ha confermato quella decisione e la Cassazione ha infine rigettato le contestazioni, ritenendo compromesso il vincolo di fiducia con il datore di lavoro.
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