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Attualità 2 min di lettura30 set

Caso Regeni, il Cairo non farà ricorso: il retroscena sui rapporti con Roma

Prima della decisione dei giudici italiani ci sarebbe stato un confronto riservato tra i vertici dei due Paesi, anche sul caso di Nessy Guerra.

La sentenza sul caso di Giulio Regeni non dovrebbe aprire una nuova crisi diplomatica tra Italia ed Egitto. Secondo fonti citate da alcuni media, prima della decisione dei giudici romani ci sarebbe stato un contatto riservato tra le leadership dei due Paesi per valutare una soluzione compatibile con la natura dei rapporti bilaterali.


Il Cairo esclude l’appello

Una fonte diplomatica egiziana, interpellata dal quotidiano Asharq Al-Awsat, ha riferito che l’Egitto non avrebbe intenzione di impugnare la pronuncia della prima Corte d’Assise di Roma. I giudici hanno condannato in primo grado, e in contumacia, tre appartenenti agli apparati di sicurezza egiziani ritenuti coinvolti nel sequestro del ricercatore friulano.

La stessa fonte ha spiegato che il Cairo non ha preso parte formalmente al procedimento fin dall’avvio. Per questo, ha osservato, presentare un ricorso richiederebbe un’iniziativa ufficiale davanti alla magistratura italiana, scenario considerato escluso. Il governo egiziano, secondo la ricostruzione, avrebbe scelto di non intervenire nell’iter giudiziario.


Il contatto prima della sentenza

Il giornale indipendente egiziano Mada Masr riferisce invece dell’esistenza di un colloquio ad alto livello tra rappresentanti egiziani e italiani avvenuto prima della pronuncia. L’obiettivo sarebbe stato cercare un percorso sul piano giuridico capace di tenere conto degli interessi e degli equilibri nelle relazioni tra Roma e il Cairo.

Sul tavolo, secondo la fonte governativa citata dal giornale, ci sarebbe stato anche il caso di Nessy Guerra, cittadina italiana condannata in Egitto per adulterio. Alla parte italiana sarebbe stato fatto capire che non vi sarebbero stati passi avanti sulla vicenda prima della conclusione del processo italiano relativo alla morte di Regeni.

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Guerra, il dossier seguito da Roma

La situazione della donna, originaria di Sanremo, viene seguita da mesi dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo quanto riportato, starebbe intervenendo direttamente per cercare di favorire una soluzione al caso.

Il possibile collegamento tra le due vicende resta affidato alle ricostruzioni delle fonti citate dai media. Non viene indicato un accordo formale, ma soltanto un confronto tra esponenti di alto livello nel periodo precedente alla sentenza della Corte romana.


La lettura egiziana della decisione

La fonte diplomatica sostiene che la pronuncia non dovrebbe modificare i rapporti tra i due Stati. Ha inoltre valutato positivamente alcuni suoi elementi: la responsabilità è stata attribuita a singoli funzionari e non alle istituzioni egiziane, mentre il generale Tariq Sabir, indicato come principale imputato, è stato assolto.

Un ulteriore elemento sottolineato dalla fonte riguarda le imputazioni. I giudici hanno escluso l’accusa di omicidio e hanno condannato gli imputati per sequestro di persona e detenzione illegale; secondo la lettura riferita dal quotidiano, questo esito escluderebbe anche le contestazioni legate alla tortura.

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