Caso Poggi, il Ris chiarisce il destino delle provette di Dna
La relazione inviata alla Procura di Pavia ricostruisce quali materiali furono conservati, quali consumati dalle analisi e quando vennero eliminati gli estratti genetici.
Le immagini delle analisi sulla Volkswagen Golf e la documentazione richiesta dalla difesa sono state messe a disposizione della Procura di Pavia. Nella risposta firmata il 6 novembre 2025 dal colonnello investigativo Matteo Donghi, il Ris di Parma chiarisce anche il significato di alcune espressioni utilizzate negli atti, compresa quella relativa alle cosiddette “pedanine poggia piedi”, che non indicava i pedali dell’automobile.
La relazione affronta inoltre il tema della conservazione degli estratti di Dna collegati all’omicidio di Chiara Poggi. Il punto centrale è che questi liquidi, distinti dai reperti originari, rimasero custoditi per anni ma non erano destinati a una conservazione senza limiti temporali.
Le immagini richieste dalla difesa
Tra i materiali raccolti dal Reparto figurano i dati grezzi degli esami genetici, le fotografie dei reperti, le immagini delle impronte e quelle relative ai test orientativi e al Luminol. Per la vettura utilizzata da Alberto Stasi sono state recuperate le immagini digitali del test con Luminol, inserite nel DVD depositato presso la Procura di Pavia.
Il documento interviene anche su una questione terminologica sollevata negli atti. L’espressione “pedanine poggia piedi” era stata utilizzata nelle annotazioni del consulente della difesa e, secondo il Ris, non riguardava i pedali della Volkswagen Golf.
La disponibilità non era indefinita
La difesa aveva richiamato una dichiarazione attribuita al capitano del Ris Alberto Marino, secondo cui gli eluiti sarebbero rimasti conservati e disponibili per l’autorità giudiziaria una volta concluse le analisi. Donghi precisa però che quella indicazione non poteva essere letta come una promessa di custodia permanente.
Nel documento, il Ris interpreta la disponibilità degli estratti come riferita alla durata del procedimento penale, fino alla sua conclusione definitiva. A sostegno di questa lettura viene citata anche una decisione della Corte d’Assise d’Appello di Milano del 12 gennaio 2022: in quell’occasione furono restituiti a Stasi alcuni reperti, mentre venne respinta la richiesta di conservare ogni altro materiale per possibili esami futuri, ritenuti eventuali e non concreti.
Il procedimento è stato esaminato dalla Corte di Cassazione in quattro occasioni: nel 2013, nel 2015, nel 2017 e nel 2021, quando fu confermato il rigetto della richiesta di revisione deciso dalla Corte d’Appello di Brescia. Anche la Corte europea dei diritti dell’uomo ha valutato il caso, concludendo che Stasi aveva beneficiato di un processo equo.
Reperti ed eluiti non sono la stessa cosa
La relazione distingue il materiale sottoposto all’esame dal liquido prodotto durante l’analisi. L’intonaco, il tessuto o il frammento biologico sono reperti giudiziari; l’eluito è invece la soluzione ottenuta nel passaggio di estrazione del Dna e costituisce un prodotto intermedio del lavoro di laboratorio.
Questa distinzione è decisiva per comprendere la sorte dei campioni. Per il Ris, le regole applicabili agli eluiti non coincidevano con quelle previste per i reperti originali, perché le provette contenevano materiale derivato dalle procedure analitiche e non il reperto giudiziario nella sua forma iniziale.
Le provette rimasero nel freezer
Dopo la conclusione degli esami, gli eluiti relativi al caso Poggi non furono eliminati subito. Il 20 dicembre 2011 le provette vennero trasferite in un congelatore dedicato, sistemato in un locale accessibile attraverso lettori biometrici.
Tra gli estratti custoditi c’erano quelli ottenuti dal campione di intonaco identificato come “33dattilo”, quelli riferiti alla traccia “97F” e il materiale proveniente dai nove prelievi effettuati sui frammenti delle unghie di Chiara Poggi. La conservazione proseguì anche dopo la conclusione delle analisi, in attesa della definizione del procedimento.
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Il freezer venne poi rimosso dalla sede operativa il 15 settembre 2016, come mostrano alcune fotografie recuperate dal Ris. Altri scatti, datati 20 e 30 settembre, documentano passaggi successivi dell’intervento. Per questo il Reparto colloca l’eliminazione delle provette nelle settimane successive alla metà di settembre 2016.
La condanna arrivò prima dello smaltimento
Un elemento temporale viene considerato certo: la condanna di Alberto Stasi divenne irrevocabile il 12 dicembre 2015, con la pronuncia della Corte di Cassazione. L’eliminazione degli eluiti è invece collocata nel settembre 2016, quindi diversi mesi dopo la chiusura definitiva del processo.
Gli estratti furono smaltiti insieme a materiali analoghi provenienti da altri procedimenti penali. Il Ris riferisce che non venne predisposto un verbale specifico, poiché quelle provette erano ritenute intermedi di lavorazione e non reperti giudiziari. La data precisa non può essere stabilita con assoluta certezza, ma la sequenza delle fotografie consente di individuare il periodo con sufficiente chiarezza.
Oggi gli eluiti non risultano più presenti nel laboratorio di Parma. Lo stesso congelatore che li aveva contenuti fu successivamente dichiarato inutilizzabile con un atto del 29 novembre 2022.
Il caso della traccia 33dattilo
Per il campione “33dattilo”, il Ris ricostruisce anche il destino dell’intonaco dal quale era stata ricavata la traccia. La polvere prelevata dalla parete in corrispondenza dell’impronta numero 33 venne interamente impiegata durante l’estrazione del Dna, nel tentativo di sfruttare fino in fondo una quantità di materiale molto ridotta.
Nel 2007 la superficie era stata trattata con ninidrina, sostanza che produce una colorazione rosso-violacea, e in seguito la traccia era stata rimossa dalla parete. La scelta di utilizzare completamente quel materiale, secondo la relazione, fu concordata e registrata il 10 settembre 2007 alla presenza del consulente tecnico della difesa di Stasi.
L’intonaco, dunque, non sarebbe stato eliminato in un momento successivo: venne consumato durante l’attività di laboratorio. Diverso fu il percorso dell’eluito prodotto dall’estrazione, che rimase congelato fino allo smaltimento del 2016.
Per “33dattilo” non sono disponibili i dati grezzi richiesti dalla difesa, perché la traccia non fu sottoposta a genotipizzazione. Nei documenti compare la sigla “N.e.”, cioè “non effettuato”. Sono state invece recuperate le fotografie del reperto risalenti alla fase precedente all’analisi.
La traccia non fu inclusa nell’incidente probatorio svolto nei mesi scorsi. La Procura di Pavia non la inserì nella richiesta, nonostante l’istanza presentata dai legali della famiglia di Chiara Poggi; l’eventuale verifica avrebbe comunque avuto carattere documentale.
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