Caso Poggi, il muro di Garofano: «Nessuna irregolarità
L’ex comandante del Ris difende gli accertamenti del 2007 sui pedali della bicicletta di Stasi, mentre la Procura di Pavia riesamina due esiti genetici negativi.
Alberto Stasi resta condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, mentre Andrea Sempio è iscritto nel registro degli indagati nella nuova indagine della Procura di Pavia. Proprio il riesame delle tracce sui pedali della bicicletta ha riacceso il confronto sugli accertamenti svolti nel 2007 e sul materiale genetico attribuito alla vittima.
Luciano Garofano, all’epoca alla guida del Ris di Parma, respinge ogni sospetto sull’operato dei suoi collaboratori: «Escludo categoricamente, con certezza granitica, che da parte dei miei collaboratori che hanno fatto le analisi ci possa essere stata qualche irregolarità».
La difesa intravede un elemento utile
I consulenti della Procura di Pavia hanno verificato la presenza di due esami elettroforetici del 20 settembre 2007 conclusi senza un risultato positivo. Secondo i tecnici dell’epoca, quegli esiti avrebbero potuto giustificare ulteriori approfondimenti e, nella lettura proposta dalla difesa di Sempio, rappresentare un possibile elemento favorevole ad Alberto Stasi.
La questione riguarda anche la documentazione processuale. Dalle verifiche della nuova inchiesta risulta che delle due analisi negative non sarebbe rimasta traccia nel fascicolo formato dalla Procura di Vigevano. I legali della famiglia Poggi hanno quindi chiesto che sia la Corte d’appello di Brescia, competente per un’eventuale revisione, a valutare il significato del nuovo materiale.
Il nodo nascosto nei dati del 2007
La Procura di Pavia ha acquisito i dati grezzi degli esami eseguiti sui pedali della bicicletta bordeaux. Il primo campione, identificato con la sigla bu_p, aveva portato all’elaborazione di un profilo genetico ricondotto a Chiara Poggi; le verifiche successive, comprese quelle del 20 settembre, hanno invece fornito risultati diversi.
È questa apparente difformità ad avere spinto gli investigatori a riaprire l’analisi tecnica. Il tema si intreccia con il dibattito già emerso nel processo: da una parte l’origine del materiale biologico trovato sui pedali, dall’altra il peso da attribuire al primo profilo genetico individuato.
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Garofano difende il metodo seguito
Garofano, che in passato ha assistito anche la difesa di Sempio prima di rinunciare all’incarico, ricorda che gli accertamenti furono condotti alla presenza dei consulenti delle parti, compresi quelli di Stasi. «C’è un passaggio importante: tutte quelle analisi sono state fatte nel contraddittorio», ha affermato, richiamando le modalità operative adottate dal laboratorio.
L’ex generale sostiene inoltre che molte attività si siano svolte in contemporanea con i consulenti, mentre negli altri casi i risultati venivano comunque sottoposti alla loro attenzione. Per questo considera difficile che eventuali anomalie potessero passare inosservate senza una contestazione immediata.
Nessuna manipolazione, la replica netta
Secondo Garofano, l’ipotesi di alterazioni, depistaggi o accantonamenti intenzionali non è compatibile con il lavoro svolto all’interno del Ris di Parma. A suo giudizio, la correttezza dei collaboratori coinvolti nelle analisi è fuori discussione.
L’ex comandante ha ribadito di avere piena fiducia nelle persone incaricate dalla Procura di Vigevano di esaminare i pedali. La nuova valutazione degli esiti negativi, dunque, riporta al centro il valore processuale di quei dati, ma non modifica allo stato attuale la condanna definitiva di Stasi né la posizione investigativa di Sempio.
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