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Attualità 3 min di lettura2 giorni fa

Caso Custra, la pena di Ventura torna in bilico: ora decide la Cassazione

La Corte d’assise d’appello di Milano ha cancellato la prescrizione dei 14 anni inflitti all’ex terrorista, che resta libero in Francia e annuncia un nuovo ricorso.

Raffaele Ventura resta libero e continua a vivere in Francia, ma la condanna a 14 anni per il concorso morale nell’omicidio del vicebrigadiere Antonio Custra non può essere considerata estinta. È quanto stabilito dalla Corte d’assise d’appello di Milano, chiamata a riesaminare il caso dopo l’intervento della Cassazione.

La decisione riapre così una vicenda giudiziaria legata ai fatti del 14 maggio 1977. Ventura, oggi 76enne ed ex appartenente alle Formazioni comuniste combattenti, potrà comunque ricorrere nuovamente in Cassazione: nel frattempo non è stato disposto il suo rientro in Italia.


La prescrizione viene cancellata

I giudici togati Nasi e Centonze hanno accolto la posizione della procuratrice generale di Milano Francesca Nanni. Con la sentenza depositata oggi è stata revocata l’ordinanza del 2024 che aveva dichiarato prescritta la pena, provvedimento poi confermato dalla stessa Corte d’assise d’appello nel 2025.

Il nuovo pronunciamento arriva al termine di un giudizio di rinvio disposto dalla Suprema Corte. La Cassazione aveva accolto il ricorso presentato dalla Procura generale, imponendo un nuovo esame sulla questione decisiva: capire se la prescrizione della pena fosse realmente maturata oppure se un atto compiuto nel 2017 ne avesse interrotto il decorso.


Il nodo dell’arresto in Francia

Secondo la ricostruzione sostenuta dalla procuratrice generale, il 17 luglio 2017 Ventura fu fermato provvisoriamente dalla polizia francese per sei ore sulla base di un mandato emesso dalle autorità italiane. Per Nanni, quell’arresto rappresentò un primo atto di esecuzione della condanna e fece ripartire il termine della prescrizione, che quindi non sarebbe ancora scaduto.

La procuratrice generale aveva ricordato davanti alla Corte, il 18 settembre, che Ventura è stato condannato in Italia a circa 50 anni complessivi per fatti ritenuti gravissimi, senza però aver trascorso un giorno in carcere. «La pena non è estinta, perché la prescrizione si è interrotta nel 2017», aveva sostenuto Nanni, riferendosi in particolare alla condanna per la morte di Custra.

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La difesa prepara un altro ricorso

L’avvocato Davide Steccanella ha già fatto sapere che impugnerà la sentenza davanti alla Cassazione. Il legale contesta che una breve permanenza in una struttura di polizia possa essere considerata l’avvio dell’esecuzione della pena, soprattutto in assenza di un passaggio davanti a un giudice.

«Andrò in Cassazione per farmi spiegare come sia possibile ritenere inizio esecuzione della pena per l’omicidio Custra una sosta di 3 ore in una stazione di polizia senza vedere un giudice», ha dichiarato Steccanella. A suo giudizio, inoltre, il mandato di arresto europeo citato nel procedimento riguardava condanne relative a fatti commessi fino al 1976 e non menzionava né l’omicidio né il caso Custra.


Il precedente accordo con Parigi

Ventura vive da decenni in Francia in virtù della cosiddetta dottrina Mitterrand. Nel 2021 era stato inserito tra i 10 ex terroristi che, in base a un’intesa politica tra Italia e Francia, avrebbero dovuto rientrare nel nostro Paese per scontare le rispettive pene.

I magistrati francesi, tuttavia, respinsero le richieste di estradizione. Anche dopo la decisione milanese, dunque, Ventura resta in Francia e in libertà, mentre il nuovo passaggio davanti alla Cassazione dovrà stabilire se la pena potrà ancora essere eseguita oppure se la prescrizione dovrà essere nuovamente riconosciuta.

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