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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Caso Boccia-Sangiuliano, il processo entra nel vivo: chi sarà ascoltato

La difesa chiede udienze pubbliche, mentre il tribunale valuta telecamere e porte chiuse e ammette una lunga lista di testimoni

La prima udienza del procedimento contro Maria Rosaria Boccia si è concentrata soprattutto su due questioni: la possibilità di filmare il dibattimento e il suo eventuale svolgimento a porte chiuse. Intanto, l’elenco dei testimoni ammessi dalla Corte ha già delineato un processo destinato a coinvolgere protagonisti della politica, della Rai e dell’informazione.

Tra le persone che saranno ascoltate figurano Sigfrido Ranucci, Andrea Biavardi, Giampaolo Rossi, Arianna Meloni e Alessandro Giuli. In aula arriverà anche Gennaro Sangiuliano, ex ministro della Cultura e parte civile insieme alla moglie e all’ex capo di Gabinetto Francesco Gilioli.


Telecamere e udienze a porte chiuse

Il giudice monocratico non ha ancora deciso se autorizzare le riprese richieste da Radio Radicale, Un giorno in Pretura e Le Iene. La difesa di Boccia sostiene la necessità di garantire la massima pubblicità al procedimento, mentre le parti civili, quasi tutte, hanno chiesto che le udienze si svolgano senza pubblico.

La Procura si è opposta in particolare alla presenza delle telecamere de Le Iene. La pm ha evidenziato l’esigenza di verificare se tra la trasmissione e l’imputata esista un rapporto contrattuale, anche alla luce delle interviste rilasciate di recente. In aula è stato espresso il timore di una «vicinanza della trasmissione all’imputata che esula dai criteri giornalistici». La decisione sulla pubblicità del processo sarà presa in un momento successivo.


I testimoni scelti dalle parti

Ranucci è stato inserito nella lista dopo la diffusione, attraverso Report, di un audio attribuito a Boccia. Biavardi, direttore di Oggi, potrebbe invece essere chiamato a riferire sulle fotografie dell’imprenditrice pubblicate durante la vicenda legata alla presunta gravidanza.

Sul fronte istituzionale saranno convocati Giampaolo Rossi, amministratore delegato della Rai, Arianna Meloni, dirigente di Fratelli d’Italia e sorella della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e Alessandro Giuli, che ha preso il posto di Sangiuliano alla guida del ministero della Cultura. L’ex ministro sarà ascoltato il 5 febbraio, mentre la moglie dovrebbe comparire già alla prossima udienza.


Le accuse contestate a Boccia

Il procedimento è nato dall’esposto presentato da Sangiuliano dopo la controversia sulla mancata nomina di Boccia a consigliera del ministero. L’imprenditrice deve rispondere di stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata, diffamazione e false dichiarazioni inserite nel curriculum, queste ultime collegate all’organizzazione di alcuni eventi.

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Secondo la ricostruzione della Procura, Boccia avrebbe esercitato pressioni ripetute e un controllo insistente sulla vita privata, professionale e istituzionale dell’allora ministro. Gli inquirenti sostengono che tali condotte gli avrebbero provocato ansia e paura durature, oltre a forte stress, perdita di peso e pensieri suicidari, fino alla modifica delle sue abitudini e alle dimissioni dall’incarico.

Tra gli elementi contestati ci sono anche le richieste di accesso al telefono utilizzato da Sangiuliano per le comunicazioni personali e istituzionali. L’accusa di lesioni aggravate riguarda invece un episodio che sarebbe avvenuto a Sanremo, dove l’imprenditrice avrebbe colpito l’ex ministro alla testa, causandogli una ferita.


La linea della difesa

Al termine dell’udienza, l’avvocato Francesco Di Deco ha criticato la richiesta di celebrare il processo senza pubblico, sostenendo che la vicenda abbia già avuto una forte esposizione mediatica. «Adesso che c’è la possibilità di ristabilire la verità in contraddittorio viene chiesta l’audizione a porte chiuse, oggettivamente è fuori da ogni logica», ha dichiarato, richiamando anche l’intervento televisivo di Sangiuliano al Tg1.

Il legale, affiancato dall’avvocato Sapia, ha inoltre respinto l’impostazione dell’accusa sullo stalking. Secondo la difesa, nel caso contestato non sarebbero presenti gli elementi tipici del reato, come pedinamenti, appostamenti, telefonate o messaggi insistenti.

Il calendario prevede ora una pausa fino al 15 gennaio, quando sarà ascoltata la moglie di Sangiuliano. L’ex ministro deporrà invece il 5 febbraio.

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