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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Caserta, braccianti stipati nei furgoni: 8 indagati e 17 denunce

Un’inchiesta durata oltre due anni ha ricostruito reclutamento, trasporti e paghe nei campi tra Villa Literno e Mondragone: coinvolti otto indagati.

Diciassette braccianti hanno trovato il coraggio di raccontare agli investigatori un sistema fatto di reclutamento in strada, viaggi su mezzi sovraffollati e turni fino a 14 ore. L’indagine, condotta nel Casertano, ha portato a otto persone indagate per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai danni di lavoratori extracomunitari senza permesso di soggiorno.

I provvedimenti sono stati eseguiti oggi nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e svolta dai carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro di Caserta. Per tre indagati è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre un quarto dovrà rispettare l’obbligo di dimora; agli altri quattro è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini.


Paghe minime e turni senza pausa

Secondo la ricostruzione investigativa, i lavoratori potevano essere impegnati ogni giorno, anche sette giorni su sette, esposti al caldo e alla pioggia. La retribuzione oscillava tra 80 centesimi e un euro e mezzo per cassetta, oppure tra 3 e 4 euro all’ora; per alcuni era prevista una somma giornaliera di 30 euro, che arrivava a 50 euro per chi lavorava da più tempo.

Nei campi, situati tra Villa Literno e Mondragone e in altri comuni della zona, mancavano le condizioni essenziali di tutela. I braccianti sarebbero stati impiegati senza visita medica, servizi igienici mobili o aree per ristorarsi. Malattia, assenze e rendimento insufficiente potevano tradursi nella perdita dell’occupazione, così come il tentativo di allontanarsi durante i controlli delle forze dell’ordine.


Il reclutamento partiva dalla strada

Ogni mattina i lavoratori venivano raccolti nei pressi di una rotonda di Villa Literno, ma anche in strade secondarie e vicoli. Da quei punti erano poi distribuiti nelle campagne di Villa Literno, Casal di Principe e Grazzanise, con il trasferimento affidato a furgoni spesso vecchi e inadatti al trasporto di persone.

I mezzi, omologati per nove passeggeri, arrivavano a contenere 25 o 30 braccianti. Alcuni erano veicoli destinati al trasporto merci e privi di finestrini. Il controllo sui lavoratori, stando agli accertamenti, sarebbe stato esercitato dai caporali anche attraverso il divieto di usare il telefono e la minaccia di esclusione dai turni.

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Le denunce hanno svelato il sistema

L’inchiesta è andata avanti per più di due anni grazie a pedinamenti, riprese e altre attività tecniche. A rompere per primo il silenzio è stato uno dei braccianti; in seguito altri lavoratori hanno fornito elementi che hanno consentito agli investigatori di ricostruire i ruoli e i meccanismi del presunto circuito di sfruttamento.

Chi ha collaborato è stato trasferito in località protette e ha ricevuto una prospettiva di tutela e inserimento sociale e lavorativo. Il procuratore di Santa Maria Capua Vetere Pierpaolo Bruni ha definito particolarmente grave il fatto che il reclutamento avvenisse pubblicamente, aggiungendo: «Il coraggio di denunciare dei 17 braccianti è l’aspetto positivo di questa vicenda».

La procuratrice aggiunta Graziella Arlomede ha evidenziato la continuità nel tempo delle condotte contestate. A suo giudizio, gli accertamenti mostrano sia la consapevolezza dei lavoratori, che sapevano di poter trovare un impiego, sia quella di caporali e imprenditori nel tentativo di eludere le regole.


Il Pd chiede controlli sulla filiera

Sulla vicenda sono intervenuti anche Antonella Forattini, capogruppo del Partito democratico nella Commissione Agricoltura della Camera, e Sandro Ruotolo, membro della segreteria nazionale del partito ed europarlamentare. Forattini ha richiamato la legge contro il caporalato del 2016 e ha chiesto di potenziare verifiche, protezione e percorsi di inclusione per chi decide di parlare.

Ruotolo ha collegato l’inchiesta alla lunga storia dello sfruttamento agricolo nel Casertano, ricordando Jerry Masslo, ucciso a Villa Literno nel 1989. Secondo l’europarlamentare, il contrasto al fenomeno deve coinvolgere ogni passaggio della filiera, dagli intermediari alle aziende fino ai committenti, perché il ricatto legato alla clandestinità non impedisca ai lavoratori di denunciare.

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