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Attualità 2 min di lettura1 ott

Case green, l’Italia rischia il deferimento: due mesi per evitare la Corte Ue

Bruxelles contesta a Roma l’assenza del piano nazionale sugli edifici e il mancato recepimento della direttiva sull’efficienza energetica.

Il nodo non è soltanto burocratico: per l’Italia la direttiva sulle case green può tradursi in un conto stimato di circa 180 miliardi di euro. Intanto la Commissione europea ha deciso di proseguire la procedura d’infrazione avviata nei confronti di Roma, che ora dispone di altri due mesi per inviare il piano nazionale di ristrutturazione degli edifici.

Se il documento non arriverà entro il nuovo termine, la controversia potrebbe essere trasferita alla Corte di giustizia dell’Unione europea, con la possibilità di sanzioni economiche. L’Italia, inoltre, è tra i quattro Paesi dell’Ue — insieme a Spagna, Grecia e Malta — che non hanno ancora inserito la direttiva nel proprio ordinamento.


Bruxelles aspetta una tabella di marcia

La contestazione riguarda il piano che ogni Stato membro avrebbe dovuto consegnare entro il 31 dicembre 2025. Il documento deve descrivere lo stato del patrimonio edilizio nazionale, distinguendo le diverse categorie di immobili, e fissare gli interventi necessari per raggiungere gli obiettivi europei.

Nel piano dovranno comparire anche traguardi intermedi riferiti al 2030, al 2040 e al 2050. La procedura contro l’Italia era stata formalmente aperta all’inizio di marzo e, con la decisione della Commissione, il governo riceve una nuova scadenza prima dell’eventuale passaggio alla giustizia europea.


Il costo della riqualificazione

La direttiva europea sull’efficienza energetica degli edifici, approvata nel 2024 e conosciuta in Italia come direttiva case green, punta a portare a zero le emissioni del settore edilizio entro il 2050. Tra gli strumenti indicati figurano l’isolamento termico delle abitazioni, il rinnovo degli infissi e il passaggio dalle vecchie caldaie a gas alle pompe di calore.

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Per gli immobili residenziali sono previsti anche obiettivi progressivi: i consumi energetici dovrebbero diminuire del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. Una stima del Politecnico di Milano valuta in circa 180 miliardi di euro la spesa necessaria per adeguare il patrimonio italiano, tra i più datati e inquinanti dell’Unione.


La linea scelta dal governo

L’Italia aveva votato contro l’approvazione della direttiva in Consiglio dell’Ue insieme all’Ungheria di Viktor Orbán. Dal 2024 il governo Meloni non ha annunciato nuove misure complessive per l’efficientamento degli edifici privati.

Dopo l’esperienza del Superbonus e il timore di aggravare i conti pubblici, l’attenzione è stata rivolta soprattutto a scuole e immobili pubblici, anche attraverso le risorse del Pnrr. Resta però da trasmettere a Bruxelles il piano generale con cui indicare come il Paese intenda rispettare gli obiettivi fissati dalla direttiva.

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