Casa, Sánchez traballa: il voto che riapre la partita delle elezioni
La bocciatura dei provvedimenti sugli sfratti divide la maggioranza e rilancia l’ipotesi di un ritorno alle urne il 29 novembre.
«La casa deve smettere di essere un business e diventare un diritto effettivo»: è questa la posizione rilanciata dal movimento degli inquilini dopo la bocciatura parlamentare del decreto casa in Spagna. La protesta, riconoscibile per il colore arancione e per i mazzi di chiavi agitati in piazza, è nata anche dopo lo sfratto di Maricarmen, 87 anni, dalla sua abitazione di Madrid.
La protesta non si ferma
Durante il dibattito, la ministra dell’Edilizia abitativa Isabel Rodríguez García ha sostenuto che i giovani siano «sequestrati nel mercato degli affitti» e ha accusato il Partido Popular di non considerare le difficoltà degli inquilini quando i grandi fondi acquistano interi edifici per trasformarli in alloggi turistici.
Gli attivisti si sono ritrovati a Puerta del Sol e hanno seguito i lavori parlamentari davanti al Congresso, lungo la Carrera de San Jerónimo. Terminata la votazione, il corteo è tornato verso la piazza; il Sindicato de Inquilinas ha inoltre annunciato manifestazioni per domani, 3 ottobre, a Madrid e in altre 22 città spagnole.
Sánchez cerca una via d’uscita
Il vice presidente del Partido Popular, intervenuto poco prima del voto, ha accusato i socialisti e Sumar di non avere affrontato adeguatamente l’emergenza abitativa negli otto anni trascorsi al governo. Secondo l’esponente dell’opposizione, il nodo dei prezzi non si risolve con un provvedimento, ma aumentando il numero delle abitazioni disponibili: «Il costo della casa non si abbassa con un decreto, ma costruendo nuovi alloggi».
Pedro Sánchez ha difeso invece il contenuto delle misure e, nel suo intervento conclusivo, ha chiesto ai deputati di mettere da parte la convenienza politica per concentrarsi sulle famiglie alle prese con canoni sempre più elevati. Il premier ha definito i testi privi di estremismi e ha concluso con un appello alla responsabilità: «La storia vi giudicherà».
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I nodi del decreto bocciato
I due provvedimenti, elaborati dall’esecutivo di coalizione Psoe-Sumar, puntavano a rafforzare la protezione delle persone vulnerabili sottoposte a sfratto, frenare la speculazione sul mercato immobiliare e contenere la crescita degli affitti turistici. Tra le norme più controverse figurava il prolungamento automatico e senza una scadenza definita dei contratti di locazione.
Junts, guidato da Carles Puigdemont, aveva chiesto garanzie aggiuntive per i proprietari e presentato una proposta alternativa. Il partito catalano ha sostenuto che tutele giudicate insufficienti dai locatori potrebbero spingerli a ritirare gli appartamenti dal mercato, con un’ulteriore riduzione dell’offerta e nuovi rincari.
Il voto scuote la maggioranza
La bocciatura è arrivata con due conteggi distinti: il primo testo ha ottenuto 178 voti contrari e 172 favorevoli, mentre il secondo è stato respinto con 184 no contro 166 sì. A determinare l’esito sono state le opposizioni di Partido Popular e Vox, insieme ai sette deputati di Junts, che avevano già manifestato la loro contrarietà alla vigilia.
Il risultato mette in risalto la precarietà dei numeri su cui si regge il governo Sánchez. Tra gli scenari ora discussi compare quello delle elezioni anticipate il 29 novembre, ma il premier potrebbe anche tentare di riaprire il confronto con i gruppi parlamentari, modificare i decreti e cercare un nuovo accordo per ottenere l’approvazione.
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