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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Casa, la Spagna cambia rotta: il nodo che riapre il caso italiano

Le nuove misure di Madrid contro sfratti, speculazione e affitti irregolari rilanciano anche in Italia il confronto sul diritto all’abitare.

L’esperienza spagnola può diventare un punto di partenza per discutere anche in Italia non solo del riconoscimento del diritto all’abitare, ma delle politiche necessarie a renderlo concreto. Il confronto dovrebbe comprendere il ruolo dei comuni progressisti, i rapporti con i fondi immobiliari e gli effetti che determinati investimenti producono sul mercato delle locazioni.


La sfida passa dalle politiche concrete

Le decisioni di Madrid riaprono una domanda per il nostro Paese: quali interventi intendono sostenere le forze politiche italiane di opposizione e di sinistra? Il tema riguarda la protezione dagli sfratti, il sostegno agli inquilini, l’ampliamento dell’edilizia residenziale pubblica e il contenimento delle dinamiche speculative.

Su questo terreno, il governo spagnolo ha varato due decreti-legge destinati ora all’esame del Parlamento. L’approvazione parlamentare non è scontata, ma i provvedimenti hanno già riportato la crisi abitativa al centro del confronto politico dopo mesi di proteste e mobilitazioni.


Madrid mette nel mirino gli affitti

Uno dei decreti concentra l’intervento su quattro direttrici: difesa delle persone minacciate dallo sfratto, contrasto agli acquisti immobiliari speculativi, prevenzione degli abusi nei contratti di locazione e maggiore accessibilità alle abitazioni.

Per chi si trova in condizioni di vulnerabilità, l’esecutivo propone di estendere fino al 2030 lo “scudo sociale”, il sistema di garanzie pensato per evitare la perdita della casa. Sul versante degli investimenti, invece, il fisco dovrebbe favorire l’impiego di capitali nell’edilizia accessibile e rendere meno convenienti le operazioni considerate puramente speculative, comprese quelle realizzate da grandi investitori e fondi immobiliari.


Le misure su tasse e contratti

Il piano affronta anche l’uso dei contratti stagionali e delle locazioni per camere quando queste formule vengono impiegate per sottrarsi alle regole previste per gli affitti abitativi ordinari. Per gli appartamenti destinati al turismo è stata inoltre annunciata un’IVA al 10%.

Sul fronte dell’offerta, il governo prevede incentivi fiscali per i proprietari. Secondo le stime dell’esecutivo, il beneficio potrebbe corrispondere per le famiglie a un risparmio pari a una mensilità di affitto. Per le abitazioni protette e gli alloggi pubblici è prevista invece una riduzione dell’IVA al 4%, con l’obiettivo di ampliare il numero di case economicamente accessibili.


Più stabilità per gli inquilini

Il secondo decreto approvato dal Consiglio dei ministri spagnolo ha un obiettivo più specifico: rafforzare la durata e la sicurezza dei contratti di affitto. La misura mira a offrire agli inquilini maggiori certezze e a ridurre l’instabilità legata al rinnovo delle locazioni.

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La spinta politica nasce da una mobilitazione che ha coinvolto cittadini, sindacati e associazioni. A dare un volto alla precarietà abitativa è stata anche la vicenda di Maricarmen Abascal, 87 anni, raggiunta da una procedura di sfratto a Madrid: il caso è diventato rappresentativo delle difficoltà affrontate da molte persone anziane e da numerosi nuclei familiari.


Due Costituzioni a confronto

Nel presentare la propria strategia, Madrid richiama l’articolo 47 della Costituzione spagnola. La norma riconosce a tutti gli spagnoli il diritto a un’abitazione dignitosa e adeguata e assegna alle istituzioni il compito di creare le condizioni perché questo diritto possa essere esercitato concretamente.

Il quadro italiano è diverso. La Costituzione protegge la proprietà privata e ne sottolinea la funzione sociale, ma non formula il diritto alla casa con la stessa esplicita impostazione adottata dall’articolo 47 spagnolo.


Il dibattito italiano resta aperto

Negli ultimi anni, anche in Italia, sono state avanzate proposte per inserire nella Carta il diritto all’abitare e per rafforzare le tutele relative all’accesso e alla disponibilità di una casa. Tra le iniziative c’è stata quella del gruppo “Ma quale casa”, promotore di una proposta di legge popolare per modificare la Costituzione.

Il tentativo non ha raggiunto il risultato previsto. All’epoca l’iniziativa aveva alimentato discussioni anche tra i partiti di opposizione: alcune forze vi avevano aderito, senza però accompagnarla fino in fondo con un sostegno politico pieno.

Ora le scelte spagnole offrono l’occasione per tornare sulla questione. Il confronto, tuttavia, non dovrebbe limitarsi alla formulazione di un principio costituzionale: il punto decisivo resta capire quali risorse e quali strumenti adottare per affrontare davvero sfratti, affitti elevati, carenza di edilizia pubblica e distorsioni prodotte dagli investimenti immobiliari.

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