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Attualità 1 min di lettura1 ora fa

Casa e sfratti, il no del Congresso mette Sánchez davanti a un bivio

Il primo provvedimento abitativo del governo spagnolo è stato respinto per sei voti, mentre Madrid valuta le conseguenze politiche del doppio passaggio parlamentare.

Alla vigilia della votazione, Pedro Sanchez aveva rivolto un appello ai parlamentari perché lasciassero da parte le convenienze di partito: «ai deputati di mettere da parte i calcoli politici e di pensare alle persone». Il riferimento era soprattutto all’emergenza degli affitti, diventata uno dei temi più sensibili per gli elettori spagnoli.


Sánchez rischia di dover anticipare il voto

Il rigetto dei due provvedimenti sulla casa potrebbe aumentare la pressione sul presidente del governo. Se anche il secondo testo non ottenesse il via libera, Pedro Sanchez potrebbe valutare lo scioglimento anticipato delle Camere, puntando sul malcontento legato al costo delle abitazioni.

Nel Congresso dei deputati è infatti già cominciato l’esame del secondo decreto. L’esito di questo passaggio sarà decisivo per capire se l’Esecutivo riuscirà a salvare almeno una parte del pacchetto oppure se dovrà affrontare una nuova crisi parlamentare.


Il primo decreto si ferma a 178 no

Il primo provvedimento è stato respinto con 172 voti favorevoli e 178 contrari. Contro il testo si sono espressi Pe, Vox e Junts: determinante, in particolare, è stata la scelta degli indipendentisti catalani guidati dal partito di Carles Puigdemont.

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Il governo aveva approvato le misure dopo il “caso Maricarmen”, che aveva riportato al centro del dibattito la fragilità di molti inquilini. La vicenda riguarda una donna di 87 anni sfrattata dalla sua abitazione di Madrid, poi affittata da un fondo speculativo, noto anche come “fondo avvoltoio”.

Il voto negativo del Congresso dei deputati rappresenta dunque il primo stop parlamentare per il pacchetto abitativo varato dall’Esecutivo. Ora l’attenzione si sposta sul secondo decreto e sulle possibili ricadute politiche del suo esame.

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