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Attualità 2 min di lettura57 min fa

Carlo III e la schiavitù: il Commonwealth ora chiede le scuse

Alla vigilia del viaggio nei Caraibi, Shirley Botchwey invita il sovrano ad affrontare anche il tema delle riparazioni per il passato coloniale britannico.

La visita di Carlo III nei Caraibi si apre con una richiesta destinata a mettere alla prova il rapporto tra la monarchia britannica e i Paesi del Commonwealth: non limitarsi a riconoscere gli orrori della tratta degli schiavi, ma valutare anche scuse ufficiali. A formularla è Shirley Botchwey, diplomatica ghanese e nuova segretaria generale dell'organizzazione, di cui il re è presidente d'onore.

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Botchwey alza il livello della richiesta

In un'intervista rilasciata pochi giorni prima della partenza del sovrano, Botchwey ha sostenuto che una presa di responsabilità solenne da parte del Regno Unito sarebbe opportuna. Secondo la segretaria generale, diversi Paesi che hanno subito il dominio coloniale stanno chiedendo apertamente un gesto di questo tipo.

La diplomatica ha inoltre indicato come ormai necessario avviare un confronto su possibili forme di riparazione. Ha definito il tema complesso, ma ha osservato che i tempi sarebbero maturi per affrontarlo: "Non farebbe male" pronunciare delle scuse, ha detto riferendosi a un atto formale della monarchia e dello Stato britannico.


Il viaggio tra Caraibi e America Latina

Carlo III, che si avvicina ai 78 anni, sarà impegnato nella missione dal 27 ottobre al 4 novembre. Il programma prevede tappe in Guyana, alle Bahamas e ad Antigua e Barbuda, dove arriverà anche la regina Camilla.

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Ad Antigua e Barbuda il sovrano parteciperà alla riunione annuale dei leader dei Paesi del Commonwealth. All'incontro sarà presente anche Botchwey, in quello che rappresenta il suo primo appuntamento di questo livello da segretaria generale dell'organizzazione.


Buckingham Palace evita promesse formali

Finora Buckingham Palace ha fatto sapere che Carlo non intende sottrarsi al confronto con la storia della schiavitù durante il viaggio. L'obiettivo annunciato è riconoscere con maggiore chiarezza le pagine più buie dell'eredità britannica, dopo le parole pronunciate nel 2021 dall'allora principe di Galles, quando definì la tratta un'atrocità capace di segnare per sempre la storia del Paese.

Quel riconoscimento, tuttavia, non si è mai tradotto in scuse ufficiali a nome del Regno Unito. La cautela di Londra è legata anche alle possibili conseguenze giuridiche e finanziarie: un gesto della monarchia potrebbe essere interpretato come un sostegno alle richieste di compensazioni economiche avanzate da alcuni Paesi, mentre i governi britannici succedutisi negli ultimi anni hanno evitato di aprire negoziati su questo terreno.

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