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Caregiver, la Camera approva ma resta il nodo degli aiuti: cosa succede ora

Il disegno di legge passa con 153 voti favorevoli, ma opposizioni e associazioni contestano requisiti, risorse e mancato riconoscimento della convivenza.

Il primo via libera è arrivato, ma il percorso non è concluso e il consenso politico auspicato non si è realizzato. La Camera ha approvato il disegno di legge sui caregiver familiari con 153 voti a favore, 105 contrari e 4 astensioni: il provvedimento dovrà ora essere esaminato dal Senato prima di poter diventare definitivo.

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L’aiuto economico resta molto selettivo

Tra i punti più discussi c’è il contributo destinato a chi assiste un familiare con disabilità o non autosufficiente. La misura può arrivare a 400 euro mensili, con erogazione trimestrale e comunque nei limiti delle risorse disponibili. L’accesso, però, è legato a condizioni considerate particolarmente rigide, tra cui un reddito lordo da lavoro annuo non superiore a 3mila euro.

Per finanziare gli interventi sono previsti 260 milioni di euro all’anno a partire dal 2027. L’importo, confermato durante l’esame parlamentare, viene giudicato insufficiente dalle associazioni, dai caregiver conviventi e dai sindacati. Il testo mira a riconoscere il ruolo di chi presta assistenza continuativa, ma secondo i critici lascia fuori molte delle persone che sostengono quotidianamente il peso della cura.

La ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha difeso il risultato sui social, sostenendo: «Da qui non si tornerà più indietro, ma si potrà solo andare avanti». Il provvedimento, tuttavia, arriva al voto senza quell’ampia convergenza tra maggioranza e opposizioni che inizialmente sembrava possibile.


La frattura politica divide il Parlamento

Il centrosinistra ha respinto il disegno di legge, contestando soprattutto l’entità degli stanziamenti e i criteri per ottenere il sostegno. Marco Furfaro, deputato del Partito Democratico, ha accusato il governo di aver prodotto una normativa discriminatoria per milioni di persone costrette a rinunciare a sonno, lavoro, salute e autonomia pur di assistere i propri cari.

Anche il Movimento 5 Stelle ha criticato le soglie di accesso e ha chiesto un sistema basato su contributi più consistenti. Carmen Di Lauro, componente della Commissione Affari sociali, ha sostenuto che il testo non garantisca un supporto adeguato alla maggior parte dei familiari impegnati nell’assistenza e ha rilanciato la proposta di un reddito di cura.

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Le associazioni chiedono un cambio di rotta

Sofia Donato, portavoce della Rete Caregiver Familiari Comma 255 e partecipante al tavolo tecnico che ha contribuito alla stesura del disegno di legge, ha espresso delusione per le criticità rimaste irrisolte. A suo giudizio, il dibattito si è concentrato sull’assistenza e non sulla cura, trascurando il valore della convivenza e creando una disparità tra caregiver familiari.

Donato ha inoltre richiamato la situazione dei genitori di figli con disabilità intellettivo-relazionale, per i quali l’attività di cura non rappresenta una scelta. Ha contestato anche il confronto parlamentare, ritenuto poco approfondito rispetto al lavoro preparatorio svolto prima dell’esame in aula.

Alessandra Corradi, portavoce del coordinamento nazionale Caregiver Familiari Uniti, ha descritto una contrapposizione netta tra destra e sinistra. Secondo Corradi, gli emendamenti proposti dall’opposizione per avvicinare il testo alle esigenze concrete delle famiglie non hanno trovato ascolto nella maggioranza, mentre la dotazione finanziaria sarebbe inadeguata.

Il passaggio alla Camera rappresenta quindi soltanto una tappa. L’esame del Senato dovrà intrecciarsi con la discussione sulla legge di Stabilità, circostanza che potrebbe incidere sui tempi dell’approvazione finale e lascia aperta la possibilità di ulteriori modifiche.

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