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Attualità 3 min di lettura4 ore fa

Carburanti, lo sconto non basta: l’Europa rischia il vero collo di bottiglia

Il presidente di Unem Gianni Murano avverte: il petrolio non manca, ma la capacità di raffinazione europea si è ridotta e rende più fragile il mercato.

Il problema del caro carburante non dipende soltanto dal prezzo del greggio. Secondo Gianni Murano, presidente di Unem, l’Europa dispone della materia prima ma ha progressivamente perso impianti e autonomia nella trasformazione del petrolio, aumentando la dipendenza dalle raffinerie estere.

La riduzione temporanea applicata da Eni, Socar, Ip, Esso e Q8 può attenuare l’impatto sui consumatori, ma non risolve una fragilità strutturale. Per affrontarla, sostiene Murano, serve una politica energetica comune che tenga insieme decarbonizzazione, competitività e sicurezza degli approvvigionamenti.


Lo sconto protegge, ma non risolve

Le aziende che hanno introdotto il limite ai prezzi hanno previsto un taglio compreso tra 15 e 17 centesimi di euro al litro. Murano considera l’iniziativa un segnale di attenzione verso il mercato italiano e le famiglie, ma sottolinea che lo sforzo non può essere mantenuto senza limiti e dipende dall’andamento delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati.

Il presidente di Unem osserva che il costo alla pompa non segue esclusivamente quello del petrolio. «Abbiamo disponibilità di petrolio, quindi la materia prima c’è, ma mancano le raffinerie per raffinarlo», ha spiegato nell’intervista. A suo giudizio, proprio questo squilibrio è emerso con particolare evidenza durante l’attuale crisi.


L’Europa ha perso capacità industriale

Negli ultimi dieci anni il continente ha chiuso circa 30 raffinerie, pari a una diminuzione di circa il 20% della capacità complessiva. In questo modo la produzione dei carburanti è stata affidata in misura crescente a fornitori esterni: prima alla Russia, poi, dopo le sanzioni, agli impianti del Golfo Persico e alle rotte legate allo stretto di Hormuz e al Mar Rosso.

La conseguenza è una maggiore esposizione alle crisi geopolitiche e alle difficoltà logistiche. L’Europa importa ogni anno circa 40 milioni di tonnellate di gasolio, mentre l’Italia ne consuma circa 23 milioni: il volume acquistato all’estero dal continente è quindi quasi il doppio della domanda italiana.


Una strategia comune per i carburanti

Per Murano, la transizione energetica non può concentrarsi soltanto sull’elettrificazione, che può dare risultati soprattutto nel lungo periodo. I carburanti liquidi coprono ancora oltre il 90% della mobilità stradale leggera, del trasporto aereo e di quello marittimo; inoltre, circa il 36% della domanda energetica europea e italiana è soddisfatto da carburanti liquidi fossili, biocarburanti e altri prodotti collegati.

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La proposta è valutare con precisione quanta energia serva all’Europa e quale capacità produttiva sia oggi disponibile, quindi intervenire per colmare il divario. «La transizione energetica deve essere guidata anche dalla sicurezza degli approvvigionamenti», ha affermato Murano, richiamando il concetto di sicurezza delle forniture che a Bruxelles era emerso nel 2022 senza poi diventare una priorità stabile.


Raffinerie e biocarburanti possono convivere

La raffinazione, nella prospettiva indicata da Unem, non dovrebbe essere abbandonata ma accompagnare la riduzione delle emissioni. I biocarburanti e, in una fase successiva, quelli sintetici possono essere integrati nella produzione tradizionale senza cancellare la struttura industriale europea.

L’Italia dispone già di due bioraffinerie dedicate esclusivamente ai biocarburanti, mentre una terza, a Livorno, è in fase avanzata di progettazione e realizzazione. Esistono anche impianti capaci di combinare prodotti fossili e biocarburanti, oppure di miscelare componenti differenti al termine dei processi produttivi.


Più Europa per ridurre i costi

Murano indica infine nella cooperazione continentale la strada per contenere i prezzi dell’energia. Alcuni Paesi dispongono di elettricità a costo molto basso ma non riescono a trasferirla altrove a causa dei limiti delle reti; allo stesso tempo, l’Italia ha capacità di raffinazione eccedente rispetto alla propria domanda, mentre Francia e Germania devono ricorrere alle importazioni.

Considerare gli impianti e le infrastrutture come risorse dell’intera Unione, e non soltanto dei singoli Stati, permetterebbe di utilizzare meglio la capacità disponibile e di avvicinare i costi energetici tra i diversi Paesi. Per il presidente di Unem, una strategia condivisa potrebbe così ridurre la vulnerabilità del mercato e sostenere sia le famiglie sia le imprese.

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