Carburanti, il nodo Tamoil: Meloni chiede più spazio all’Ue
Il Governo punta a coinvolgere anche Tamoil nel tetto ai prezzi mentre sollecita Bruxelles a rivedere i margini di spesa contro il caro energia.
L’adesione di Tamoil al tetto sui prezzi di benzina e gasolio potrebbe essere il prossimo risultato del confronto tra Roma e Tripoli. Da Palazzo Chigi fanno sapere che i contatti con il Governo libico sono «molto ben avviati», dopo le decisioni già adottate da Eni, IP e Q8.
La strategia dell’Esecutivo procede su due direttrici: sostenere il sistema produttivo con risorse aggiuntive e alleggerire il peso del caro energia sulle famiglie. Tra le misure considerate figurano l’estensione delle semplificazioni della Zes unica e l’abolizione del bollo auto dal 2027, oltre agli sconti sui carburanti sollecitati dal Governo alle compagnie petrolifere.
Tamoil può allargare gli sconti
Il coinvolgimento della società attiva in Italia e riconducibile alla Libia allargherebbe il numero degli operatori impegnati a contenere il costo dei rifornimenti. L’intesa, tuttavia, dipende dall’esito delle interlocuzioni tra la presidenza del Consiglio italiana e le autorità libiche.
L’iniziativa si inserisce nel tentativo di rendere più immediato l’aiuto alle famiglie, mentre per le imprese l’Esecutivo punta soprattutto sulle risorse già autorizzate dall’Unione europea per gli investimenti energetici e ambientali.
Quattordici miliardi per le imprese
Giorgia Meloni intende utilizzare per intero la flessibilità europea da 14 miliardi di euro, pari allo 0,3% del Pil nel 2026 e nel 2027. L’obiettivo indicato dalla presidente del Consiglio è trasformare quel margine in interventi capaci di ridurre stabilmente il costo dell’energia per il comparto produttivo.
Nel confronto con Bruxelles, la premier ha inoltre criticato l’impatto degli Ets sulle aziende manifatturiere. A suo giudizio, l’attuale sistema impone costi sul carbonio più elevati rispetto a quelli sostenuti da alcuni concorrenti internazionali e rischia di indebolire la competitività europea.
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La lettera alla Commissione europea
La richiesta di maggiore libertà di bilancio arriva mentre l’Istat ha registrato un’accelerazione dell’inflazione annua al 4,2%, rispetto al 3,3% di agosto. Meloni ha scritto a Ursula von der Leyen chiedendo che il tema venga inserito nel confronto dell’Ecofin previsto la prossima settimana in Lussemburgo, in vista del Consiglio europeo di metà ottobre.
Roma chiede che l’aumento dei prezzi legato alla crisi energetica globale venga considerato nel calcolo dei parametri europei e del disavanzo consentito. La posizione non è nuova: il Governo l’aveva già avanzata durante le riunioni dell’Ecofin e ora punta a ottenere un riconoscimento formale di margini ulteriori per aiutare famiglie e imprese.
Scontro sulle regole ambientali
Durante il collegamento con l’evento annuale del quotidiano Il Gazzettino, Meloni ha ripreso anche l’appello di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, a un cambio di passo dell’Unione europea. La premier ha sostenuto che alcune politiche, se applicate senza correggerne gli effetti, possono aggravare i problemi invece di risolverli.
Nel mirino è finita la revisione degli Ets proposta da Bruxelles, giudicata insufficiente. Meloni ha ricordato le sei soluzioni discusse martedì a Praga con il primo ministro ceco Andrej Babiš e ha avvertito: «Non capirlo significa condannare l’Europa alla deindustrializzazione».
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