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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Cantina Mezzacorona, sequestrate 60mila bottiglie per frode

L'indagine ipotizza vino di altra provenienza venduto come trentino: coinvolti tre dirigenti e la società cooperativa

La Guardia di Finanza di Trento ha sequestrato 60mila bottiglie alla Cantina Mezzacorona nell’ambito di un’indagine per una presunta frode commerciale da oltre un milione di euro.

La cooperativa ha respinto ogni coinvolgimento in condotte illecite e ha assicurato piena collaborazione agli investigatori. L’avvocato Vittorio Manes, che assiste i tre dirigenti sotto inchiesta, ha definito i quantitativi contestati «un quantitativo in percentuale esiguo» e «una partita molto circoscritta» rispetto alla produzione complessiva.

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Gli accertamenti nella cantina

I primi elementi sono emersi durante una verifica eseguita nell’ottobre 2025. In tre vasche della struttura è stata trovata acqua di vegetazione, sostanza la cui detenzione è vietata dalle norme del settore, utilizzata in lavorazioni con osmosi inversa senza la registrazione prevista sul portale telematico Sian.

L’indagine penale ha preso forma dopo l’arrivo, a settembre, dei risultati ottenuti da laboratori specializzati del Veneto e della Sicilia. Gli esami hanno segnalato anomalie riferite alle annate dichiarate e alla provenienza geografica del vino.


Le ipotesi sul vino venduto

Gli investigatori, coordinati dal pm Davide Ognibene, stanno verificando se alcune partite prodotte fuori dal Trentino siano state imbottigliate e commercializzate come vino trentino con certificazione Igt. L’ipotesi è che indicazioni non veritiere sull’origine abbiano permesso di vendere un prodotto di fascia inferiore come vino di maggiore pregio.

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Oltre alle bottiglie già sottoposte a sequestro, altre 115mila sarebbero state distribuite sul mercato. Il prezzo indicato per quei prodotti variava tra 12 e 13 euro, con un possibile vantaggio economico ottenuto dalla riduzione dei costi di produzione e dall’utilizzo di etichette non conformi.


Chi è finito nel registro

Le perquisizioni hanno interessato uffici e sedi della cantina. I militari hanno acquisito fatture, documenti e materiale informatico collegati alle attività di acquisto, lavorazione e vendita.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, risultano indagati il direttore generale Francesco Giovannini, l’ex direttore vendite e l’ex responsabile della produzione enologica. Per loro le ipotesi di reato comprendono l’associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio e la vendita di prodotti accompagnati da segni mendaci. La società è inoltre coinvolta per la responsabilità amministrativa degli enti.

La Cantina Mezzacorona ha annunciato verifiche tecniche interne e ha espresso fiducia nella possibilità di fornire rapidamente chiarimenti su ogni aspetto contestato.

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