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Calcio 2 min di lettura1 ora fa

Riso smentisce gli attacchi del falso fratello a De Bruyne

L’agente dell’attaccante azzurro nega ogni legame con l’account che aveva pubblicato accuse sui social

Giuseppe Riso ha smentito che il fratello di Lorenzo Lucca abbia attaccato Kevin De Bruyne sui social dopo la partita persa 4-1 dal Napoli contro il Porto.

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La smentita dell’agente

La precisazione è arrivata dopo la diffusione online di alcuni messaggi attribuiti a Giovanni Lucca, presentato come fratello dell’attaccante azzurro. Secondo la ricostruzione circolata, da quel profilo sarebbero partite accuse rivolte al centrocampista belga in seguito al battibecco avuto in campo con Lucca.

Riso ha negato qualsiasi collegamento tra l’account e la famiglia del giocatore. “Si smentiscono categoricamente le dichiarazioni e la ricostruzione falsa attribuita al fratello di Lucca che sono apparse sui social e alcune testate online. Trattasi di un profilo non attribuibile assolutamente al fratello”, ha dichiarato il procuratore.


Il profilo non appartiene alla famiglia

Anche il Napoli aveva già fornito un chiarimento sull’identità dei familiari dell’attaccante. L’unico fratello di Lorenzo Lucca si chiama Riccardo: questo elemento ha escluso il legame con il profilo intestato a Giovanni Lucca, dal quale erano stati rilanciati i contenuti polemici contro De Bruyne.

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La vicenda è nata nelle ore successive alla pesante sconfitta del Napoli con il Porto e ha alimentato le discussioni sul confronto tra i due compagni di squadra. Le accuse apparse in rete, però, non sono state riconducibili al fratello del centravanti.


La critica alla diffusione online

L’agente ha inoltre contestato il modo in cui le dichiarazioni sono state riprese e diffuse senza una verifica preventiva dell’identità dell’autore. Secondo Riso, sono state attribuite a una persona reale parole mai pronunciate, con conseguenze sulla reputazione dei diretti interessati.

“Si ritiene scorretto diffondere notizie prive di fondamento, attribuendo a persone dichiarazioni mai rese e alimentando polemiche al solo fine di danneggiare la reputazione e l’immagine delle persone coinvolte”, ha aggiunto il procuratore, esprimendo disappunto per l’assenza di controlli sull’autenticità dei messaggi.

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