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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Campus Novartis, Basilea apre ricerca e architettura al pubblico

Il complesso ospita laboratori, opere contemporanee e un padiglione dedicato alla divulgazione della medicina

Dal 2022 il Campus Novartis di Basilea accoglie gratuitamente i visitatori nei giorni feriali. L’accesso riguarda gli spazi esterni e il Novartis Pavillon, mentre laboratori e uffici restano riservati al personale autorizzato.

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Basilea tra farmaci e arte

Con meno di duecentomila abitanti, Basilea è diventata un centro di riferimento per l’arte contemporanea. Art Basel, la Fondation Beyeler e più di quaranta musei fanno parte di un sistema culturale strettamente legato alla presenza dell’industria farmaceutica.

Il Campus Novartis si estende su venti ettari e comprende la sede centrale dell’azienda, laboratori, uffici, aree verdi e luoghi destinati agli incontri. Vi operano migliaia di ricercatori, scienziati, tecnici e altri professionisti; per i dipendenti sono disponibili anche caffè, ristoranti, negozi, asili nido e impianti sportivi.


Un padiglione per spiegare la medicina

Il Novartis Pavillon è stato inaugurato nel 2022. L’edificio, progettato da Michele De Lucchi, ha una forma ad anello e per trenta minuti può trasformarsi in una superficie luminosa grazie agli interventi programmati di artisti diversi.

La struttura ospita al piano superiore la mostra permanente interattiva Wonders of Medicine. Attraverso strumenti multimediali, il percorso illustra il funzionamento dell’organismo, l’origine delle malattie, la ricerca farmaceutica e le fasi che portano alla realizzazione di nuovi medicinali.

Il livello inferiore, caratterizzato dalla trasparenza, comunica l’idea di un luogo accessibile e aperto al confronto. De Lucchi ha concepito il padiglione come uno spazio per camminare, incontrarsi e apprendere, con un richiamo al Liceo di Aristotele; l’edificio è stato descritto anche come simile a un’astronave di Star Wars.


Dalla chimica alle nuove terapie

La zona settentrionale di Basilea, oggi sede del complesso, si sviluppò a partire dal XIX secolo come grande area produttiva. Prima i coloranti chimici e poi i medicinali sostennero la crescita economica locale, fino alla fusione del 1996 tra Ciba e Sandoz, dalla quale nacque Novartis.

Il nome dell’azienda deriva dall’espressione latina “novae artes”, riferita a nuove scienze e nuove tecniche. Le attività terapeutiche principali riguardano malattie vascolari, immunologia, oncologia e neuroscienze, mentre gli studi recenti comprendono anche le terapie basate sugli RNA.

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Queste tecnologie possono modificare i processi che governano la produzione delle proteine, limitando quella di molecole associate a specifiche patologie. In determinati approcci l’obiettivo è intervenire sull’RNA messaggero, cioè sulla molecola che trasporta alle cellule le istruzioni per fabbricare le proteine.

La storia della ricerca mostra però anche esiti inattesi. Nel 1938 un chimico della Sandoz sintetizzò la molecola dell’LSD senza comprenderne inizialmente gli effetti allucinogeni e il potenziale di dipendenza; la sostanza sarebbe poi stata impiegata negli studi di psichiatria.


Architetture e spazi di incontro

Il Campus riunisce edifici firmati da numerosi architetti contemporanei. Il primo intervento fu affidato a Diener & Diener nel 2005; seguirono, tra gli altri, SANAA e Peter Märkli nel 2006, Frank O. Gehry nel 2009, Tadao Ando e David Chipperfield nel 2010, Eduardo Souto de Moura e Álvaro Siza nel 2011, Herzog & de Meuron nel 2015. Il padiglione di Michele De Lucchi rappresenta per ora l’ultimo edificio, in un programma destinato a proseguire fino al 2030.

Le costruzioni hanno linguaggi differenti, ma il disegno complessivo favorisce il contatto tra le persone che lavorano nel Campus. Strade e piazze collegano le varie strutture; giardini e aree comuni ospitano opere di Richard Serra, Jenny Holzer, Laurie Anderson e Claudia Comte, autrice di una pittura murale alta sessanta metri.

La scelta architettonica accompagna così la comunicazione scientifica. Il progetto mira a facilitare la collaborazione con università e imprese, ma anche a rendere comprensibili al pubblico temi che spesso richiedono competenze specialistiche.

L’uso di nuovi trattamenti e dell’intelligenza artificiale sta modificando il lavoro dell’industria farmaceutica. La crescente complessità della ricerca richiede quindi spiegazioni accessibili e una responsabilità capace di consolidare il rapporto di fiducia con la società.

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