Campo largo, la sfida è interna: così Meloni può restare al governo
L’autore chiede di superare ambiguità e alleanze centriste per costruire un’opposizione più netta su guerra, servizi pubblici e condizioni sociali.
Dalle proteste dei lavoratori dell’Ilva alle mobilitazioni studentesche, in Italia iniziano a emergere segnali di dissenso contro guerra, impoverimento e politiche del governo Meloni. Nel frattempo, in diversi Paesi europei cresce la contestazione verso l’indirizzo attribuito alla Commissione guidata da von der Leyen, ritenuta troppo vicina agli interessi delle lobby industriali e militari.
Tra le iniziative citate figurano la proposta di legge costituzionale per rendere l’Italia neutrale e contraria alla guerra, oltre alla mobilitazione del 30 ottobre promossa dai lavoratori portuali contro il trasporto di armamenti. Da qui nasce l’appello a uno sciopero generale nazionale in difesa dei redditi, dei servizi sociali e contro il conflitto e l’esecutivo.
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L’opposizione deve scegliere una direzione
Secondo l’autore, questi segnali sociali potrebbero diventare la base per un’alternativa politica, ma soltanto se l’opposizione smetterà di coltivare ambiguità interne. Il riferimento è soprattutto alla componente centrista rappresentata da Calenda e Renzi e all’area del Partito Democratico definita atlantista, sionista e vicina agli interessi economici dominanti.
Nel mirino finiscono anche Fassino, Gentiloni e Delrio. L’argomento sostenuto è che la presenza di queste figure renda meno credibile il fronte contrario alla destra e impedisca di intercettare pienamente il malcontento provocato dalla crisi economica e dal deterioramento dei servizi pubblici.
L’autore si rivolge quindi direttamente a Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli, sostenendo che un’intesa con quelle componenti non sarebbe sufficiente a costruire una vittoria elettorale. Il rischio indicato è che, senza una svolta, Meloni e la maggioranza possano conservare il controllo del Paese.
Le minacce e la reazione politica
Le minacce di morte ricevute dall’autore hanno prodotto numerosi messaggi di solidarietà. L’episodio viene utilizzato come punto di partenza per distinguere, nella sua lettura, tra chi reagisce davanti a guerre e massacri, chi preferisce ignorare questi temi e chi difende apertamente governi e forze accusati di responsabilità criminali.
Questa classificazione, volutamente polemica, serve a introdurre una richiesta di maggiore chiarezza dentro il campo largo. L’autore considera indispensabile scuotere quella parte dell’opinione pubblica che, a suo giudizio, resta passiva davanti alle scelte internazionali e alle conseguenze sociali delle politiche adottate.
Ricorda in questo contesto il trisavolo, artigiano e capopopolo del Viterbese, che secondo i racconti del padre apriva i suoi comizi rivolgendosi ai concittadini con l’espressione «popolo di coglioni». Il richiamo familiare diventa così il simbolo di un linguaggio diretto, pensato per provocare una reazione politica.
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Guerra, Palestina e costi sociali
Il nodo principale riguarda il sostegno alla prosecuzione del conflitto in Ucraina. L’autore contesta la narrazione fondata esclusivamente sulla solidarietà verso il Paese aggredito e sostiene che le potenze occidentali e la Nato abbiano contribuito a preparare lo scontro prima della risposta militare russa, con l’obiettivo, secondo questa tesi, di indebolire la Russia e preservare un ordine internazionale dominato dall’Occidente.
La stessa opposizione viene espressa nei confronti dell’appoggio a Israele durante la guerra a Gaza e al governo di Netanyahu. Nel testo si critica il sostegno militare, politico, economico e logistico a Israele e si denuncia il tentativo di assimilare l’antisionismo all’antisemitismo, ritenuto un modo per colpire il dissenso contro le operazioni militari e le loro conseguenze sulla popolazione palestinese.
Sul piano interno, la contestazione riguarda le politiche considerate penalizzanti per la maggioranza degli italiani. Mentre ingenti risorse vengono destinate alla difesa e ai conflitti, sostiene l’autore, università, scuole e ospedali affrontano carenze e deterioramento, in una fase già segnata dalle difficoltà economiche.
La resa dei conti nel campo largo
L’obiettivo indicato è separare l’opposizione dalle forze che, pur collocandosi fuori dal governo, ne condividerebbero alcune scelte decisive. In questa prospettiva, liberarsi di tali presenze viene presentato come il passaggio necessario per contrastare la destra e trasformare la protesta sociale in consenso politico.
L’autore ritiene che non bastino dichiarazioni generiche o accordi elettorali. Servirebbero posizioni riconoscibili sulla guerra, sulla Palestina, sui servizi pubblici e sulla tutela dei redditi, accompagnate da mobilitazioni capaci di coinvolgere lavoratori e studenti.
La conclusione è un invito ad agire rapidamente: uno sciopero generale contro la guerra e il governo Meloni dovrebbe, secondo questa impostazione, rendere visibile una frattura politica e sociale già in corso. Senza segnali netti, il campo largo rischierebbe di non trasformare il dissenso diffuso in una reale alternativa di governo.
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