Campo largo, la proposta di Bindi: Bersani per unire Schlein e Conte
L’ex ministra suggerisce un nome super partes per evitare lo scontro sulla premiership e critica il nuovo sistema elettorale davanti ai ricorsi alla Consulta.
Per Rosy Bindi, il centrosinistra dovrebbe mettere da parte la contesa interna sulla guida della coalizione e puntare su una figura capace di ricomporre le diverse anime. Il nome indicato è Pier Luigi Bersani, nonostante le sue perplessità, mentre Elly Schlein e Giuseppe Conte dovrebbero compiere un passo indietro nell’interesse dell’alleanza.
Bersani per superare lo scontro
Secondo Bindi, Schlein e Conte hanno entrambi titoli per aspirare alla candidatura: la prima guida il partito più grande della coalizione, il secondo ha già ricoperto l’incarico di presidente del Consiglio. L’ex ministra, tuttavia, ribadisce di preferire una donna a Palazzo Chigi e considera la scelta del candidato premier un possibile fattore di divisione.
Per evitare che il confronto renda impraticabile l’intesa, la proposta è affidare la guida a un “padre nobile” del centrosinistra, sostenuto da una squadra e da un programma condivisi. «Il presupposto è un atto di generosità di Schlein e Conte. Il mondo è grande e il tempo è lungo», ha affermato Bindi, spiegando perché continua a indicare Bersani come soluzione unitaria.
Il terzo nome non convince
Bindi esclude che il candidato di sintesi possa essere Roberto Gualtieri, pur definendolo un sindaco di alto livello. Nella sua valutazione, anche Cecilia Salis, Gaetano Manfredi e Antonio Decaro restano figure potenzialmente interessate alle primarie: per questo non rappresenterebbero una scelta davvero esterna alla competizione.
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L’ex ministra ritiene inoltre difficile chiedere proprio a Schlein e Conte di rinunciare, visto il peso politico e istituzionale che entrambi possono rivendicare. Da qui l’idea di affidarsi a una personalità collocata sopra le parti, mentre gli esponenti della coalizione dovrebbero concentrarsi fin da subito sulla campagna elettorale.
Le critiche alla legge elettorale
Nel suo intervento Bindi ha contestato anche lo Stabilicum, sostenendo che la nuova legge elettorale alteri l’equilibrio previsto dalla Costituzione attraverso una legge ordinaria. A suo giudizio, il nodo principale è il premio di maggioranza, ritenuto eccessivo perché rischierebbe di trattare in modo diverso il peso dei voti.
Un’altra obiezione riguarda il ruolo del Parlamento, che secondo Bindi finirebbe subordinato all’eccessiva concentrazione di potere nelle mani del capo del governo, scelto direttamente dagli elettori. La firma apposta da Sergio Mattarella dopo 24 ore, però, potrebbe consentire alla Corte costituzionale di esaminare rapidamente i ricorsi già predisposti e pronunciarsi prima delle prossime elezioni, evitando così la formazione di un Parlamento eletto con una normativa successivamente giudicata illegittima.
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