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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Torino, otto anni di paura: il vicino finisce fuori casa

Dopo minacce, aggressioni e danneggiamenti ripetuti, per un 53enne è scattato il divieto di avvicinamento con controllo elettronico.

Per la famiglia torinese la misura è arrivata dopo anni di paura: il vicino accusato di minacce, aggressioni e danneggiamenti non può più avvicinarsi alla loro abitazione e ha dovuto lasciarla. Il giudice ha disposto anche l’utilizzo del braccialetto elettronico, mentre quattro persone sono state fermate dalla polizia dopo un nuovo episodio culminato con minacce di morte e tentativi di danneggiare le automobili.


La paura è diventata quotidiana

Le vittime, tre componenti della stessa famiglia di origine marocchina, abitano nella palazzina da 26 anni. Secondo la ricostruzione dell’inchiesta, i problemi sarebbero cominciati quando la famiglia dell’indagato, un italiano di 53 anni, si è trasferita nello stabile.

Nel tempo si sarebbero susseguiti oggetti scagliati contro l’ingresso, rifiuti gettati sul balcone, pneumatici tagliati, vetture danneggiate e una tenda incendiata. Il figlio ha raccontato che il padre avrebbe riportato la frattura di tre denti e che la madre, ormai terrorizzata, assume Xanax per gli attacchi di panico e non esce più da sola.


Nuova aggressione con quindici persone

L’episodio più recente risale al 25 febbraio. Una quindicina di persone si sarebbe presentata sotto casa dopo il suono del citofono; alcune, secondo la denuncia, avrebbero tentato di colpire le auto mentre urlavano minacce di morte. Quattro di loro sono state bloccate dagli agenti.

La famiglia riferisce che le intimidazioni avrebbero avuto anche un contenuto razzista. Il figlio ha ricordato una notte durante la quale gli insulti sarebbero proseguiti fino alle 5.30 e ha riferito che il vicino avrebbe ripetuto: «Marocchini di merda, fate schifo, scendete che vi ammazzo».

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L’indagine ricostruisce l’escalation

A settembre, davanti a diversi condomini, l’uomo avrebbe impugnato una bottiglia rotta e un’asta metallica lunga circa un metro, portando il vetro al collo e simulando il gesto del taglio della gola prima di provare a colpire la vittima. Ad agosto, invece, una persona incappucciata avrebbe fatto esplodere uno pneumatico dell’auto della famiglia; in precedenza le gomme erano già state recise.

Gli investigatori hanno raccolto esposti, filmati delle telecamere e testimonianze. Nei provvedimenti giudiziari le condotte vengono descritte come persecutorie, minacciose, offensive e discriminatorie, con una pressione cresciuta nel corso degli anni.

Il tribunale del riesame ha confermato la misura cautelare, sottolineando che le azioni contestate avrebbero prodotto nelle persone offese «un grave e perdurante stato di ansia e timore» per la propria sicurezza. Il divieto di avvicinamento è stato quindi ritenuto necessario anche per tutelarne l’integrità fisica e psicologica.

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