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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Call center, 7mila posti appesi a un filo: l’11 novembre si sciopera

Le sigle di categoria denunciano una crisi senza precedenti in Sicilia, mentre il governo convoca un confronto nazionale per il 12 novembre.

In Sicilia sono più di 7mila i posti di lavoro direttamente esposti alla crisi dei call center. L’allarme riguarda soprattutto Palermo, dove alle difficoltà già aperte si aggiungono nuovi esuberi e il timore che la trasformazione tecnologica del settore si traduca in una perdita occupazionale senza precedenti.

Per questo Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpl Uil hanno proclamato una giornata di sciopero per l’11 novembre. Il giorno successivo, il 12 novembre, è previsto invece un tavolo nazionale convocato dal ministro Adolfo Urso insieme alla ministra Marina Calderone.

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In Sicilia il conto più pesante

La Slc Cgil di Palermo parla di una situazione ormai fuori controllo e avverte: «Nell’Isola sono oltre 7mila i posti di lavoro direttamente in pericolo, una cifra che rischia di creare un disastro sociale». Il capoluogo siciliano, storico centro italiano per i servizi di assistenza alla clientela, sta affrontando una nuova fase di forte instabilità.

Alle procedure che coinvolgono Konecta Italia e System House si sommano le conseguenze delle chiusure di Almaviva Contact e Abramo Customer Care. Numerosi dipendenti risultano già in cassa integrazione o sottoposti a contratti di solidarietà, senza che siano emerse soluzioni occupazionali considerate concrete dai sindacati.


Oltre 2.500 esuberi in pochi giorni

Secondo le organizzazioni dei lavoratori, nelle ultime settimane il quadro è peggiorato rapidamente. Konecta Italia ha comunicato oltre mille esuberi a livello nazionale, mentre Callmat ha annunciato la cessazione dell’attività nella sede di Matera, con 300 lavoratrici e lavoratori coinvolti; a questi numeri si aggiungono i 525 esuberi indicati da System House.

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Il totale dei posti dichiarati a rischio in una sola settimana supera così quota 2.500. Per la Slc Cgil, il calo costante delle commesse, le gare assegnate con il criterio del massimo ribasso e i tentativi di aggirare la clausola sociale stanno aggravando una crisi già segnata dalla scarsità di tutele.


Il governo prepara il confronto

Durante il question time alla Camera, Urso ha definito il passaggio in corso una «profonda trasformazione» del comparto delle telecomunicazioni, citando anche i call center. Il ministro ha poi comunicato la decisione di riunire il tavolo del settore il 12 novembre, insieme a Calderone.

I sindacati chiedono però un intervento più stabile e strutturale da parte delle istituzioni. La Slc Cgil sollecita un tavolo permanente di crisi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, sostenendo che automazione e Intelligenza artificiale, introdotte in modo massiccio e senza un adeguato governo, non possano scaricare il costo della transizione su migliaia di famiglie.

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