Calabria, i sottosegretari spariscono: il referendum da 7 milioni fa paura
Il Consiglio regionale cancella la legge voluta da Roberto Occhiuto mentre l’opposizione accusa il governatore di aver evitato il giudizio degli elettori.
Il passo indietro sui sottosegretari arriva insieme a una dura accusa politica: secondo Elisa Scutellà, Roberto Occhiuto avrebbe sfruttato la protesta contro l’aumento dei costi della politica per uscire da una situazione ormai difficile. La consigliera del M5s sostiene che il presidente della Regione temesse soprattutto l’effetto del referendum, potenzialmente capace di trasformarsi in una bocciatura popolare.
Scutellà collega la retromarcia anche alle ambizioni nazionali del governatore e parla di una scelta dettata dalla paura di compromettere il suo futuro nella politica romana. Il riferimento della consigliera è alla possibile corsa verso la segreteria nazionale di Forza Italia, che a suo giudizio avrebbe subito un contraccolpo nel caso di una sconfitta alle urne.
Il libro e l’accusa dell’opposizione
La polemica si è intrecciata anche con l’ultima pubblicazione di Occhiuto, intitolata “Il coraggio di governare”. Per Scutellà, proprio quel coraggio sarebbe mancato nel momento in cui il centrodestra avrebbe potuto ammettere l’errore sulla scelta dei sottosegretari.
L’esponente del M5s ha descritto il referendum come un possibile “avviso di sfratto” per la maggioranza calabrese, in un contesto segnato dalla crisi economica e dal malcontento per l’incremento delle spese legate agli incarichi politici. A suo avviso, la cancellazione della legge evita al governatore di affrontare direttamente il giudizio dei cittadini a un anno dalle elezioni.
I fondi promessi contro il caro carburante
La maggioranza ha motivato l’abrogazione anche con l’impegno economico richiesto dalla consultazione. I 7 milioni di euro indicati per organizzare il referendum, secondo il centrodestra, potranno essere destinati a interventi contro il caro gasolio.
Occhiuto ha richiamato l’iniziativa del governo Meloni, impegnato con le compagnie petrolifere per contenere i prezzi di benzina e gasolio, e ha sostenuto che anche la Regione debba fare la propria parte. L’opposizione considera però questo argomento una giustificazione arrivata dopo la decisione politica di evitare il voto.
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La legge cancellata e il voto in aula
La norma soppressa è la legge regionale numero 9 del 3 marzo 2026, approvata per consentire la nomina di sottosegretari oltre agli assessori. Il provvedimento avrebbe portato da 7 a 9 i componenti dell’esecutivo regionale voluto da Occhiuto.
La proposta abrogativa è stata presentata dai consiglieri Pierluigi Caputo, Angelo Brutto, Giuseppe Mattiani e Vito Pitaro e ha ottenuto il via libera dell’Assemblea regionale. Anche il centrosinistra ha votato a favore, pur essendo stato il promotore della richiesta referendaria.
Il referendum resta al centro del caso
La consultazione era stata autorizzata dalla Corte d’Appello di Catanzaro su iniziativa dei consiglieri di opposizione. Sul procedimento è però aperto un contenzioso davanti al Consiglio di Stato: l’udienza cautelare è fissata per il 15 ottobre, mentre quella di merito è prevista il 26 novembre.
Nel testo approvato dal Consiglio regionale, la cancellazione viene ricondotta all’incertezza del quadro giudiziario e al rischio di dover sostenere una spesa consistente per le operazioni referendarie. Il documento indica in 7 milioni di euro le risorse necessarie e presenta la scelta come tutela del denaro pubblico, mentre per l’opposizione si tratta di una marcia indietro per evitare il voto popolare.
Poco prima della seduta, i gruppi di minoranza hanno tenuto una conferenza stampa. Enzo Bruno ha definito il provvedimento “un’operazione di fumo negli occhi” e ha accusato Occhiuto di aver scelto una nuova legge invece di riconoscere l’errore; Ernesto Alecci ha chiesto amministratori più vicini ai problemi della Calabria, mentre Rosellina Madeo ha sostenuto che il governatore non avrebbe voluto misurarsi con gli elettori.
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