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Attualità 2 min di lettura6 giorni fa

Caccia in anticipo in 16 regioni: perché cresce lo scontro

L’apertura anticipata dei calendari venatori, già partita in alcuni casi dal 2 settembre, divide Federcaccia e Wwf mentre sullo sfondo restano i danni causati dalla fauna selvatica.

Per il Wwf, l’anticipo non dovrebbe più essere considerato un’eccezione. Domenico Aiello, responsabile tutela giuridica della natura di Wwf Italia, sostiene che la preapertura sia ormai diventata una prassi autorizzata per molte specie, incluse alcune giudicate fragili. L’associazione avrebbe preferito far slittare l’inizio della stagione venatoria a ottobre.


Il cinghiale resta il nodo più duro

Sul fronte opposto, Federcaccia lega le misure anticipate soprattutto alle specie che creano i maggiori problemi. Massimo Buconi spiega che la preapertura viene concentrata sugli animali considerati critici, sia per i danni alle coltivazioni sia per quelli alla biodiversità. Tra gli esempi citati ci sono cinghiali, colombi di città, cornacchie e colombacci, mentre tortora e quaglia restano in larga parte escluse; per la quaglia, ha precisato, la caccia anticipata continua ma con vincoli più stretti.

Buconi insiste in particolare sui cinghiali, definiti una vera specie bersaglio. In Italia, secondo la stima richiamata da Federcaccia, sarebbero quasi 2 milioni e il piano straordinario di contenimento mira a 600mila abbattimenti. Un traguardo che, per l’associazione, appare però molto difficile da raggiungere senza allargare la gestione anche alle aree protette.

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Anticipo diffuso in 16 territori

Il punto di partenza della contesa è l’estensione dei calendari venatori decisa da 16 regioni su 21, Repubblica di San Marino compresa. In diversi casi la caccia è partita prima del consueto avvio della terza domenica di settembre, con aperture fissate perfino al 2 settembre e protratte, secondo le regole ordinarie, fino al 31 gennaio. A preoccupare non sono solo gli ambientalisti: anche gli agricoltori guardano con attenzione alla diffusione della fauna selvatica, che spesso produce i danni più pesanti.


Per il Wwf pesa anche la migrazione

Aiello contesta inoltre la scelta di avviare le attività a settembre perché, a suo avviso, colpisce specie in movimento. Il Wwf richiama in particolare gli uccelli migratori che in questo periodo lasciano il Nord Europa per raggiungere l’Africa durante l’inverno. Per l’associazione, dunque, l’anticipo della stagione espone a rischi animali che stanno già attraversando rotte delicate.

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